Qui raddoppiarono gli evviva a San Giorgio, che certo ebbe a sentirne il rimbombo dal cielo; e assai lungamente, imperocchè, per un'ora, se non forse di più, quelle grida echeggiarono. Nè poteva esser diverso, chè il corteggio era lungo oltremodo, non pure pel numero de' Crociati, ma eziandio delle loro salmerie e di quelle strane bestie gibbose che recavano la parte del bottino dovuta alla Chiesa. Gli ultimi erano tuttavia alla porta Marina, che già messere Guglielmo saliva la gradinata di San Lorenzo e sotto il vestibolo del tempio maggiore di Genova era accolto tra le braccia del vescovo Airaldo.

Qui sarebbe il caso di sciorinare un po' di erudizione ammuffita intorno alla prima fra le cattedrali italiane, che, sebbene non fosse ancora tanto ampia nè tanto vistosa come appare ai dì nostri, era già allora una cosa compiuta, coi suoi tre portali a sesto acuto, che sfondavano in mezzo a fasci di colonnette di marmi svariati, quali avvolte a spira, quali ritte a sembianza di pali, che salissero a sostenere un pergolato. Ma queste cose oramai le si leggono in tutte le guide, ed io me ne lavo le mani, da gran signore, nel catino di Cesarea, preziosissimo tra tutti i doni che Guglielmo Embriaco ha recato alla patria.

Vi ho detto per l'appunto di un certo cammello, la cui soma era coperta da un drappo di Balsòra. Il gran capitano aveva chiuso là dentro una scodella di smeraldo, trovata coll'altre ricchezze nel sacco di Cesarea, e creduta comunemente un avanzo del tesoro di Erode Ascalonita, quel tale che ordinò la memoranda strage degl'innocenti. Era voce che in quella scodella il Nazareno avesse mangiato l'agnello pasquale; la qual cosa, se vera, non si accorderebbe troppo col ritrovamento del prezioso cimelio in Cesarea e colla sua leggenda erodiana.

La vista di quella gemma smisurata fece inarcare le ciglia al buon vescovo, ai diaconi e ai consoli radunati sotto il vestibolo del tempio. Che si fa celia? Una meraviglia di smeraldo simile non si era mai veduta a Genova, nè altrove; e nessuno aveva presente il testo di Plinio, dove dice di smeraldi anco più grossi e più finamente lavorati, per toglier pregio a quel vaso, d'un bel verde trasparente, ottagono e largo almeno tre spanne. «Il quale nondimeno (è Monsignor Giustiniani che parla), se fosse quello dell'agnello pasquale di Cristo, la quale cosa io non nego nè affermo, ovvero che in esso da quell'evangelico Nicodemo fosse stato riposto al tempo della Passione il prezioso sangue del Salvator nostro, come pare, secondo alcuni, che si legga negli annali degli Inglesi, saria da preporre a tutti gli smeraldi etiam coadunati insieme, e a tutte l'altre gioie e tesori che mai si trovassero nel mondo.»

Ma basti di ciò. Il famoso smeraldo, rapito sul finire del secolo scorso dagli agenti dell'Impero francese, si ruppe in viaggio, e si dimostrò qual era veramente, un catino di vetro colorato. Ragione per cui i rapitori non fecero poi tante difficoltà a restituircelo.

La tarda scoperta non deve far ridere i nepoti irriverenti alle spalle di messere Guglielmo Embriaco e di tutti i suoi contemporanei, che credettero nella preziosità del sacro catino. Scemato il valore venale di questa reliquia, essa rimase (lo dirò coll'Alizeri) un meraviglioso esempio dell'antico magistero nella vetraria; e non iscade per nulla il pregio che gli è derivato dall'antichità e dalla storia.

— Richiama pure il tuo servo, o Signore, — esclamò il vescovo Airoldo, levando le palme al cielo, innanzi di abbracciare l'Embriaco, — perchè gli occhi miei hanno veduto il tuo nuovo trionfo.

— Padre mio, — rispose Guglielmo, — coll'aiuto di Dio i Genovesi compiranno altre laudabili imprese, e avranno mestieri perciò delle vostre benedizioni.

— Noi siamo impazienti, — soggiunse uno dei consoli, — di udire dalle vostre labbra, messere Guglielmo, il racconto della spedizione che ha fruttato tanta gloria e tante ricchezze alla patria.

— Non dalle mie, messer Pagano della Volta; — rispose l'Embriaco. — È qui tra i miei cavalieri un giovane, che sa molto di lettere, ed ha già scritto un cenno delle cose da noi operate; e voi dovete conoscerlo.