Non è a dire come il biondo scudiero accogliesse l'annunzio. Una vampa di allegrezza, la prima dopo tanti giorni di abbattimento, colorò le sue guance smorte.

La carovana riprese il suo cammino interrotto. Gli arcadori genovesi, bene intendendo gli onesti disegni del vecchio, gli obbedirono, come avrebbero obbedito a messer Caffaro di Caschifellone. E questo non farà meraviglia, chi pensi che i Genovesi, marinai anzi tutto, non partecipavano a tutti i dirizzoni dell'epoca. Combattevano i Saracini, ma sapevano anche render giustizia alla virtù d'un nemico. Il quale, del resto, era Cananeo, cioè a dire consanguineo di quei Fenicii, con cui la gente ligure aveva avuto relazioni di traffico fino dagli antichissimi tempi.

Abd el Rhaman non andava tuttavia senza le debite cautele. Entravano in una parte del deserto dove era difficile imbattersi in gente da bene. La strada delle carovane di Palestina per l'Egitto non appoggiava mai più a levante del pozzo di Rehobot, e per incontrare l'altra via dei pellegrini, che dalle provincie della Siria volgevano alla Mecca, era mestier valicare tutto il deserto di Cades, costeggiare l'ultimo lembo del lago Asfaltide nella valle di Siddim, e proseguire oltre un buon tratto nel paese di Moab.

L'intervallo era sempre stato in balìa dei predoni. Per allora, fortunatamente, doveva essere in balìa dello Sciarif e dei suoi alleati recenti, gli Assassini. Questo pensiero chetava un tratto le ansietà del vecchio condottiero. Ma c'erano sempre le strette di Cades da varcare, e Abd el Rhaman andava guardingo, stava sempre coll'orecchio teso, alla guisa delle antilopi.

Al sopraggiungere della notte, disponeva il campo con una cura che mai non aveva usato la maggiore in sua vita. E dopo aver disposto ogni cosa a dovere, vigilava, non più con uno, ma con ambedue gli occhi. Il grido notturno alle guardie del campo si ripeteva d'ora in ora con una regolarità veramente ammirabile.

Alle strette di Cades raddoppiò la vigilanza, ma cessarono le grida. A destra e a manca delle carovane si innalzavano certe colline, o cumuli di sabbia, non diversi dagli altri che avevano attraversati nelle vicinanze di Gaza, se non in questo, che i ciuffi di lentisco erano più spessi e prendevano aspetto di macchia. L'occhio del condottiero non poteva più spaziare come prima da tutti i lati dell'orizzonte; bisognava esplorare il terreno, scambio di guardare da lunge, e sopratutto bisognava tacere.

— Legate le fauci ai cammelli; — diceva il vecchio ai suoi cammellieri; — e quando saranno sdraiati, non vi accostate a loro, affinchè non avvenga loro di muggire alla vista dei padroni, e di dar nell'orecchio al nemico. Questa notte ci contenteremo di datteri, perchè non è prudenza accendere il fuoco. —

E agli arcadori diceva:

— Parlate piano, anzi non parlate affatto. Qui davvero è da ripetere il nostro proverbio: la parola è d'argento, il silenzio è d'oro. —

Tuttavia, nel cuor della notte, egli stesso andò contro alla sua legge. Un rumore gli era venuto all'orecchio, come di rami calpestati nella macchia vicina. Fossero sciacalli, attratti colà dalla speranza di preda? O leoni che lasciavano il covo, per andare in cerca di una fontana? Abd el Rhaman fiutò lungamente l'aria, e non gli parve che si trattasse di fiere. Uomini dunque?