Non stette più in forse un istante; balzò fuori del campo e ad alta voce gridò:
— Servi di Dio, ascoltate. Chi si aggira intorno a noi, s'indugia vicino alla morte. Egli non ci guadagnerà nulla a far ciò, e risica di non veder più le palme del suo villaggio. Se egli è un povero viandante affamato venga e gli daremo di che sfamarsi; se ha sete, si faccia avanti e gli daremo a bere. È ignudo? E noi lo vestiremo. È stanco? Riposerà, tra noi. Siamo credenti in Dio e nel Profeta, che viaggiamo per le nostre faccende, e non vogliamo male a nessuno. —
Il silenzio della notte e la tranquillità del deserto conferivano alle parole del vecchio una solennità paurosa.
— Era proprio necessario che tu parlassi? — chiese il biondo scudiero al krebir, quando questi fu rientrato nel campo.
— Figliuol mio, — rispose Abd el Rhaman, — dice il proverbio dei ladri: «la notte è la parte del povero, quando egli è coraggioso.» Siamo alle strette di Cades, uno dei luoghi più pericolosi della Siria. Dio sa quante carovane ci furono saccheggiate! Se sono ladroni che spiano il momento opportuno per piombarci addosso, eglino sapranno oramai che siamo preparati a riceverli. —
Gli arcadori di Genova erano già in piedi e tendevano le corde, per vedere se la rugiada notturna non le avesse rallentate. Anche i cammellieri si erano sciolti dai loro mantelli e aspettavano muti, colla mano sull'impugnatura delle loro spade affilate e ricurve.
Tralasciando allora di rispondere allo scudiero, Abd el Rhaman intuonò ad alta voce il «fatihat oul kitab», che in lingua nostra significherebbe il capitolo che apre il volume, e che è per l'appunto il primo capitolo del Corano, ossia il libro per eccellenza. I Mussulmani attribuiscono ai sette versetti di questo capitolo una virtù meravigliosa, come i Cristiani al segno della croce, con cui incominciano tutte le loro preghiere.
Ed ecco il fatihat del vecchio condottiero, a cui rispondevano le voci di tutti gli Arabi suoi compagni.
«Lode a Dio, signore dell'universo,
«Il clemente, il misericordioso,