—Bene…—mormorai;—bene! e… il signor Ferri?

—Anche lui, anche lui. Vadano là, se ne son date di buone. Mamma mia!
Pareva la gragnuola che avesse dato in un campo di zucche.

—Ti ringrazio….

—Scusi, dicevo così per dire. È il primo paragone che m'è venuto in mente. Ma basta, non si stanchi a parlare, per la prima volta che le è tornato il giudizio.

—Credi?

—Volevo dire il raziocinio, il sentimento, il che so io.—

Lascio correre l'annaspìo del signor Pilade, mio padron riverito, che è dopo tutto un buon ragazzo, e che in questi giorni ha dato prove di aver più giudizio di me. Mi cheto, come egli raccomanda, ed anche mi addormento, dopo aver bevuto un sorso della pozione che mi offre, senza sapermi dire che cosa ci sia. Due o tre ore dopo arriva il dottore, che riconosco benissimo, e che è lieto di sentirmi parlare.

—Animo, via, le cose vanno benissimo.

—Se lo dice Lei…. Ma ci ho dolori da per tutto.

—Si contenti, si contenti. Quelli passeranno in due o tre giorni. Era la testa, la testa, quella che mi teneva in pensiero; ma ora, sia lode al cielo, sono tranquillo. Se lo lasci dire, signor Morelli, Lei ha un cranio a tutta botta.