Non sì è parlato di niente, come se niente fosse avvenuto tra noi. Perchè tornare sul passato? Non è storia da dover tramandare ai posteri, ed è già troppo che l'abbiano a ricordare i presenti. Soltanto al decimo giorno, quando ho cominciato a muovermi per casa, gli ho chiesto:
—Ebbene, che cosa si dice in Corsenna?
—Capirai,—mi ha risposto,—sono rimasti tutti un po' male; specie per il fatto di non saperne abbastanza. Tutti domandano, prendono lingua dove possono. Io ho inventato qualche cosa, che bastasse ad appagare la curiosità dei più discreti; quanto agli indiscreti, vadano a farsi impiccare. Pilade, da quell'uomo di giudizio che è, aveva incominciato a creare la leggenda d'un nostro alterco, nato da una questione di scherma; ed io, felicissimo della trovata, ho abbondato in quel senso. Per tua norma, tu sei partigiano della scuola lombarda, ed io della napoletana; ci sono queste due scuole, infatti, per la sciabola, come per il mandolino, e tutt'e due la pretendono ad insegnarci il miglior modo di romper la testa al prossimo. Cosicchè, caro mio, se tu anteponi la napoletana alla lombarda, abbi oramai la compiacenza di tenerti in corpo la tua opinione, perchè sarebbe tardi, e mi faresti bugiardo senza alcun sugo. T'avverto ancora che non s'è parlato di bastoni, chè tutt'e due ci saremmo diventati ridicoli, e questo poi, senza rimedio. Ci siamo invece picchiati ed ammaccati colle sciabole da sala, nella furia dell'alterco, ed anche un po' per ismargiassata, non mettendo la maschera. Con questo ho giustificata la mia graffiatura; quella che si vede, naturalmente. L'altra, che "interessa il cuoio capelluto", come dice il dottore, è fortunatamente nascosta, e il mio cuoio capelluto non ha nessun interesse a metterla in piazza.
—Sei dunque uscito?—gli ho chiesto.
—Sì, ho fatto le mie visite, e per me e per te. Non mi crederai mica un egoista!—
Sorrido e ringrazio; ma non ardisco chiedergli altro. Frattanto si affaccia Pilade sull'uscio, e gli fa cenno.
—Che vuoi?—dice Filippo.—Ah, sì, ho capito; vengo subito.
—Segreti?—domando io.
—No, si tratta di una commissione. Vado e ritorno.—
Così dicendo, Filippo esce, e si richiude l'uscio dietro. Potrei andare ancor io; ma non sono curioso, e rimango. Per altro, il Giardinetto non è una caserma; è una palazzina di due piani; una persona di più dell'ordinario si fa sentire, non può passare inavvertita; ed io odo una voce d'uomo, voce nuova ed insolita, che si alterna con quella di Filippo. Chi sarà mai? Mi affaccio alla finestra, e la voce mi vien più distinta all'orecchio. "Si degni di venir fuori, discorreremo più comodamente" ha detto Filippo; ed esce infatti, e un signore lo segue borbottando. Chi sarà mai? torno a dire; chi sarà mai? e che necessità di condurlo fuori?