Filippo Ferri trasse un profondo sospiro dall'ampio torace.

—Eh, caro mio,—mi rispose,—l'ho detto dianzi a quel conte, che io morrò scapolo. Credo bene che la gentile fanciulla pensi a me, come alla prima bambola a cui avrà rotta la testa. E se tu avessi tenuto con me un altro modo, scambio di scrivermi quella tua letteraccia, scambio di ostinarti, come hai fatto, a volermi morto se non m'inchinavo ai tuoi olimpici voleri, non ci saremmo rotte, da veri bamboccioni, le nostre.—

Ho abbracciato Filippo Ferri (era il meno che potessi fare) e pianto come una vite tagliata.

XIX.

Cavalier bagnato.

17 settembre 18…

Una grossa bega evitata; che fortuna! Per quanto gridassi di voler provvedere da me alle faccende mie, m'avrebbe seccato mortalmente un duello con questo conte Quarneri, degnissimo gentiluomo che non ho mai più visto nè conosciuto dal giorno che l'ho dato a balia. Filippo si è mostrato veramente savio, in questa occasione, ed io lo aggiungerò volentieri ottavo ai famosissimi sette dell'antica Grecia. Ed anche, come mi ha rimesso il fiato in corpo con una sua modesta confessione! Mi son sentito rinascere; ancor oggi mi par d'essere quel tale, che uscito fuori convalescente dagli ardori e dai delirii d'una febbre da cavalli, ricomincia a sentir l'allegrezza del vivere, poichè dalla finestra riaperta penetra una buona corrente d'aria fresca nell'afa e nel viscidume della sua stanza d'infermo.

Oggi sono andato fuori, la prima volta dopo tanti giorni, per far qualche visita; lento, a piccoli passi, col mio bastoncino di città, rinunziando alle mie mazze babilonesi di ridicola e dolorosa memoria, facendomi più debole di quello che veramente io non sia, e fermandomi volentieri ad ogni svolta della strada campestre. La prima stazione del mio viaggio di gratitudine, un po' per riguardo alle conoscenze più antiche, un po' per avvezzarmi all'ufficio e procedere per gradi, dal minore al maggiore, è stata dalle Berti. La voluminosa Giunone e le sue tre graziose figliuole m'hanno fatto una festa da non dirsi.

—Ma che idea è stata la loro, di far della scherma senza le maschere?—mi ha detto la buona signora, giungendo le palme.—Non sono, per caso, un po' matti? L'abbiamo già detto al signor Ferri, che è stato tanto sincero da convenirne. Così abbiamo avuto il dispiacere di perderli tutt'e due, per una quindicina di giorni. Ma anche lor signori, con questa assenza prolungata, hanno perduto molto. Corsenna, come Lei saprà, è rimasta deserta.

—Deserta? E ci son Loro?