—Questa, signor Morelli, è una galanteria. Ma il fatto sta che abbiamo perduta la contessa. Ha promesso di ritornare; ma, colla stagione inoltrata, ci sarà poco da sperarlo.

—Ebbene? Una signora di meno;—risposi.—Ma da quanto ho sentito dire, ne sono arrivate di nuove; la marchesa Valtorta, per esempio.

—Ah sì, ne è giunta la notizia anche al Giardinetto? La marchesa Valtorta è una gran signora, che il caldo eccessivo della campagna pisana ha fatta fuggire in Corsenna. Ha condotto molta gente con sè; ma non mi pare che n'abbia abbastanza, poichè ci ha quasi rubato il nostro commendator Matteini. Ed è un guaio; perchè i cavalieri della nostra piccola società sono rimasti pochi, assai pochi.

—Che cosa mi racconta! E il Dal Ciotto?

—Partito.

—Ah! ed allora…. anche il Martorana?

—Sicuro, e poteva aggiungere il signor Cerinelli;—conchiuse la signora Berti, ridendo maliziosamente.—Si capisce; erano tre inseparabili amici.

—Gran perdita, ne convengo;—ripigliai. Ma infine, la marchesa
—Valtorta non vorrà essere così egoista, e alla vecchia società di
—Corsenna farà parte della nuova che ha portata con sè.

—Non c'è caso, signor Morelli. Per fonderci, dovremmo adattarci ad un altro genere di vita. Noi si ama prender aria e passeggiare: in casa Valtorta si sta chiusi e si giuoca. Sicuro; la marchesa è ancora una bella donna, che forse vede ancora i quaranta, e può lasciar credere che siano trentacinque o trentasei; e già si butta per disperata in braccio al peggiore dei diavoli, che è quello del giuoco. Carte, signor Morelli, carte a tutto spiano. E a che giuoco, poi! lo indovini.

—A tressetti? a briscola? a naso e primiera?