—Perchè?

—Perchè, in verità, non è una bestia presentabile. In campagna, passi; ma in città….

—Non ne faccia così poca stima;—mi ribatte Galatea;—altrimenti non
Le vorrà più bene affatto.—

È tutto ciò che ho ottenuto dalla buona grazia di Galatea. Ma che cosa doveva poi fare? Saltarmi davanti, come il re David nel cospetto dell'Arca? Fu cortese e garbata; non poteva esser di più, rivedendomi per la prima volta, dopo una certa conversazione, che il mio cattivo umore aveva resa fin troppo penosa per lei. Quest'oggi, poi, nè essa nè la sua mamma gentile fecero allusioni alla mia testa rotta; neanche mi vennero sul tema della contessa Quarneri e della sua fuga da Corsenna. Sì, tutto bene; ma io ero andato colla speranza di rimanere un paio d'ore; e dopo mezz'ora, per la freddezza cerimoniosa del ricevimento, vidi la necessità di prender congedo. Per fortuna, quando mi alzai, la mamma gentile mi disse:

—Ci rivedremo, signor Morelli? Qui, se non Le spiace; perchè in piazza oramai si va poco. La società è quasi sciolta.

—Ho bene inteso;—risposi, dopo essermi inchinato profondamente alla cortesia dell'invito.—C'è un astro nuovo, sull'orizzonte di Corsenna, e dicono che ci abbia già rubato il nostro commendator Matteini.

—Oh, quello….—entrò a dire la signorina Kathleen, ridendo per la prima volta del suo bel riso protervo di Galatea;—quello, poi, ci sentiremmo di riafferrarlo alla prima occasione. Ma ce ne manca il desiderio; e del resto, chi non ci vuole non ci merita.

—Kitty!—esclamò la signora Wilson, con accento di dolce rimprovero.

—La lasci dire, signora;—gridai.—È una gran massima, e può consolare tutti coloro che non è destinata a colpire.—

Mi congedai presto, ho detto, perchè già ero in piedi; ma me ne andai molto più lieto, osando stringere coll'antica effusione fraterna la cara mano che Galatea non potè ricusarmi in quel punto.