A casa m'aspettava Filippo, con una notizia…. come dirò? sì, certamente spiacevole. Ha deciso di partire, e di partir domattina. S'intende che l'ho pregato, ed anche sinceramente, di rimanere, almeno due o tre giorni ancora. Ma egli è risoluto, e non si lascia smuovere.

—Senti;—mi ha detto,—ogni bel giuoco dura poco, e il mio è durato fin troppo. Tu non hai più bisogno di me, e puoi lasciarmi andare pei fatti miei. Piuttosto hai bisogno di far la tua strada. Non ti perdere in ragazzate, che n'hai fatte già molte, e possono bastare. Vai all'arma bianca, e conquista una mano che è degna di te.

—Ah, sì, per me non vorrei di meglio. Ma è così fredda, mio Dio! così ferma nel suo puntiglio!

—Ma che! avrebbe da far le pazzie, per dimostrarti quel che pensa di te? È una ragazza, non lo dimenticare. Quanto al puntiglio, è ancora e sempre una ragazza, che non ti può chiedere la spiegazione a cui ha diritto, e non può neanche aver l'aria di desiderarla. Animo, dunque, all'opera; "qui si parrà la tua nobilitate." Il tuo Don Giovanni, così pratico dei cuori femminili, come m'immagino che debba essere, vorrà avere qualche idea in proposito. Fattela suggerire da lui.—

Filippo è un amico eccellente. Se ne va, togliendomi d'impiccio, e mi lascia un buon consiglio, che io seguirò certamente.

18 settembre 18…

Corsenna è deserta, dicono. Ma che deserta! è libera! Io sono stato oggi un po' triste, accompagnando Filippo alla stazione. Poveraccio! egli meritava questo tacito omaggio del cuore alle sue nobilissime doti ed ai suoi utilissimi servigi. Ma io, ritornando al Giardinetto, mi sentivo più padrone di me, che non fossi stato mai. Avevo due ore libere, prima di desinare, e le ho subito messe a profitto correndo al fiume, al pancone, al viale dei pioppi, alla gran prateria, alle carpinelle, e al mio sacro rivolo dell'Acqua Ascosa. Non per ritrovarci Galatea, che non era quello il momento, se pure avesse l'usanza di andarci ancora, ma per pensare a lei liberamente. Sia pure Don Giovanni il consigliere; ma sia un Don Giovanni che abbia affogata la sua malizia in un mar di latte. Così dicevo a me stesso, arrivando al mio dolce rifugio.

Quanto è bello, fresco, ridente, quest'angolo di mondo ignorato! e quanto sarebbe più bello, più fresco, più ridente, se fosse qui Galatea, lieta, fiduciosa, serena come una volta, prima di quella tal passeggiata che le sarà parsa una profanazione, ma in cui non ebbi colpa veruna! Ecco dei fiorellini nuovi, autunnali, che dovrebbero piacerle. Ma ci viene ella più, da queste parti? Vorrei domandarne a quei cardellini, che saltellano, svolazzano e si rincorrono sull'orlo di quella ripa: ma essi non intendono il mio linguaggio, ed io non intendo il loro. Quest'erba tenera, che forse ella ha calpestata, è muta, e conserva gelosamente il segreto. Ah, non tanto gelosamente! Ecco qua, tra un ciuffo di sermolino e un cesto di terracrepolo, biancheggia qualche cosa. Un tesoro, niente di meno, un tesoro. A tutta prima l'ho creduto un temperino; ma no, è più minuscolo ancora d'un temperino. Vediamo; è un ninnolo, un amore di stecchettina d'avorio, di quelle che adoperano le signore per tagliar le carte dei libri, in viaggio, colla piccola presa a taglio vivo da un lato, per usarne come segno quando hanno smesso di leggere.

Ed è sua, la stecchettina minuscola, è sua; vedo il nome di Kitty inciso sulla costola, in bei caratterini italici, di colore azzurro carico. Ah, Galatea, siete tradita! ed io vi potrei convincere d'esser venuta all'Acqua Ascosa stamane, o alla più lunga ieri mattina. Ma non lo farò; non mi preme di convincervi, non mi piace di restituirvi il fatto vostro. Questa cara stecchettina è mia; roba trovata è più che comprata.

Contento della mia piccola fortuna, non amo guastarla andando la sera a cercare la nostra antica colonia villeggiante, o quel tanto che n'è rimasto in Corsenna, e che la marchesa Valtorta non ne ha tirato al suo zecchinetto. Temo che le signore Wilson, o le Berti, credano necessario di parlarmi di Filippo Ferri; cosa che sarebbe pure naturalissima, nel giorno istesso ch'egli è partito. Voglio bene a Filippo, ma non amo sentirmelo ricordare davanti a Galatea. Domattina, domattina la vedrò, quella cara puntigliosa, se si risolverà di uscire a passeggio.