19 settembre 18…

Stamane, infatti, mi sono rimesso in caccia un po' prima dell'ora in cui ella suole andar fuori. Al rivolo dell'Acqua Ascosa non c'era; ed io, lesto ai casali di Santa Giustina. Ecco la Nunziata, la buona vecchierella che attende alle sue occupazioni domestiche. Mi fermo a chiacchierare con lei; assisto al pasto delle sue galline; accarezzo il collo della sua mucca, le parlo di cento cose, e trovo anche il modo di farle un regaluccio, in compenso del bicchier di latte che ella mi offre, ancor caldo e spumoso. Trepidante, girando largo, conduco il discorso sulla signorina Wilson. Che buona e bella figliuola, niente superba, tutta amorosa colla povera gente, non è vero? E viene sempre a trovarvi? Sì, sempre, ma non tutti i giorni, perchè ci ha qualche cosa da fare in casa, specie nell'ultimo mese del suo soggiorno in Corsenna. Come vola il tempo! E par ieri, che la signorina è venuta in campagna. Ma ella ha promesso di ritornare un altr'anno. Si è trovata così bene, la sua mamma, tra queste montagne! Ed anche lei, quantunque non ci sia venuta per salute, come la sua mamma cara. È stata ieri a Santa Giustina, non è vero? Sì, ieri, una mezz'ora appena; ma oggi, chi sa?

Non ho più niente da dire, e saluto la buona vecchia, promettendo di ritornar qualche volta a bere il latte della sua mucca. L'ho pur detto; Don Giovanni affogherà la sua malizia in un mar di latte. E preso il sentiero del bosco, scendo verso il mulino, andando a fermarmi più in là, sulla strada che mette al paese. È il luogo dove ho incontrata per mia disdetta la signora Adriana; non mi piace, e vado ad appostarmi cinquanta passi più oltre, seduto sul lembo estremo del bosco, sopra un tappeto di eriche nane, e mezzo nascosto tra il fogliame di alcune ceppaie di castagno, che han rimessi i polloni. Specola eccellente, donde io posso dominare l'incontro di tutti i sentieri dai quali ella potrebbe passare, andando o ritornando; ma non mi serve, perchè stamane ella non si lascia vedere.

La vedo questa sera, a passeggio, con la mamma e con le Berti. È cortese, ma fredda, e, più che fredda, occupata a discorrere con l'una o con l'altra delle sue giovani amiche. Poi c'è Terenzio Spazzòli, a cui si fanno complimenti della sua poca passione per lo zecchinetto. Egli ci si gonfia un pochino, ed io mi annoio altrettanto.

Ah, c'è uno strappo nelle mie relazioni con Galatea! uno strappo che bisogna rammendare ad ogni costo. Ma tu ci passerai, bambina, laggiù dalla parte del mulino; ci passerai, una mattina o l'altra, e dovrai pagare il pedaggio.

20 settembre 18…

"Roma è nostra", mi ha detto stamane il signor sindaco, incontrandomi sul ponte, avviato verso la strada del mulino. "Viva Roma in eterno", ho risposto con pari ardore, al patrio ricordo del primo magistrato di Corsenna. Era di buon augurio la data: Roma è nostra; e Galatea è mia, posso soggiunger qui, senza aspettar complimenti ed evviva. Giorno fortunato davvero, quantunque non senza pericolo; ma il pericolo fa preziosa la vittoria, e più caro il trionfo. O Buci, o cane impagabile, io troverò bene uno scultore che voglia farti il ritratto e gittarmelo in bronzo, affinchè io possa mettere il tuo simulacro a decorazione della piazza grande, ed unica, della nobil Corsenna.

Erano le nove e sette minuti, quando la signorina Wilson mi apparì tra gli alberi della strada campestre. Come mi batteva il cuore, come mi batteva, intravvedendo nel verde la sua marinara bianca dalle risvolte turchine! Ella veniva innanzi a passi lenti, leggendo; Buci la precedeva, da buon battistrada. Al lieve rumore, che io feci, alzandomi dal mio nascondiglio sul ciglione del bosco, il buon cane si fermò di botto sulle quattro zampe, abbaiando. Allora mi lasciai vedere, e saltai sulla strada.

—Oh, Lei!—esclamò la signorina.—Credevo che Buci avesse visto un serpe.

—Povero serpe intirizzito, se mai! E dove se ne va, signorina!