E mi stese la mano, che io afferrai prontamente, e lungamente e divotamente baciai. Oh, sire Iddio, questa è felicità grande e piena, e senza mistura! Buci, gran cane, io vi farò fare certamente un simulacro di bronzo. Corsi a precipizio verso il viale dei pioppi, valicai il fiume di sotto al pancone, e cinque minuti dopo ero al Giardinetto, per mutar abiti. Un'ora prima che Galatea ritornasse a casa sua, c'ero già io, e facevo un breve ma solenne discorso alla signora Wilson, che già abbastanza mi conosceva e mi voleva bene, contro i meriti miei, da non sapermi dire di no, e da non pigliar tempo a rispondermi.
—Come!—esclamò la signorina stupita, vedendomi.—Lei qui?
—Io, per l'appunto;—risposi.—E se non temessi di dispiacerle con la mia tracotanza, Le riferirei quel che ho finito di dire a sua madre. E se non volessi lasciare a sua madre l'incarico di persuaderla, Le soggiungerei che la buona signora per conto suo risponderebbe volentieri di sì ad una mia calda e rispettosa domanda.
—Eh!—mormorò la signora Wilson.—Mi pare che il nostro signor Rinaldo non mi lasci più niente da fare. Che ne pensi tu, Kitty, o piuttosto Kathleen, come bisognerà dire oramai, per far piacere a lui?
—Mamma!—gridò Galatea.
E non potè proferire una parola di più. Ma intanto si gittava nelle braccia della madre, scoccandole sulle guance due baci, che mi parvero fratelli germani di quelli ch'io avevo impresso tre ore prima sulla cara sua mano.
XX.
Galathea for ever.
21 settembre 18…
Tiriamo le somme. Io ho trentacinque anni, e Galatea ne ha ventuno. Forse sono un po' troppo vecchio per lei. Ma c'è chi sostiene che l'uomo debba avere dieci o dodici anni più della moglie, essendo ragionevole ch'egli abbia giudizio per due. A questo patto, io sono ancora troppo giovane; e mi consolo, pensando che il dente del giudizio non mi è nato ancora. Una pazzia avrò causato di fare, non terminando il mio Don Giovanni. Poco male, del resto; ero appena al settimo canto, e il mio disegno avrebbe portato il poema ai quaranta.