—Comandate, obbedisco.—
E prese il mio braccio, per correre più spedita. Io avevo fatto un gesto a Buci, come per dirgli che andasse all'inferno; ma egli non lo capì. Gliene feci un altro per accennargli che mi precedesse; ed egli capì quello, finalmente!
La contessa muoveva frettolosa al mio braccio. Si giunse ad un punto del sentiero, donde, o pel fogliame degli alberi, o per la piega del monte, non si vedeva più il posto dove eravamo stati a sedere. Laggiù incominciai a riprendere il fiato.
—Che uomo siete voi!—mormorò la luminosa contessa.—Un altro al vostro posto….
—Un altro,—interruppi,—sarebbe uno sciocco, o un mascalzone; io non sono nè l'uno nè l'altro. Venite; ancora pochi passi, e saremo fuori del tiro.—
Si costeggiava la sponda del canale, sempre in mezzo alle piante. Ad un certo punto incontrammo l'ostacolo che io già conoscevo, una casa di contadini che cavalcava il ruscello. E qui, una delle due: o passar l'acqua, inerpicandoci tosto per un orto a scaglioni, risalire di là ai casali di Santa Giustina, e sparire di là, per riapparire al bisogno donde ci paresse meglio, con aria di persone a diporto su d'una strada scoperta; o scendere dall'altra parte della pescaia e arrivare al greto del fiume, dove ci avrebbero veduti, indovinando anche come e perchè ci trovassimo là. No, niente al fiume; piuttosto ai casali di Santa Giustina.
—Vi sentite,—dissi alla contessa,—di saltare quest'acqua?—
Ella guardò un poco il ruscello, misurandone a occhio l'ampiezza.
—No, vi confesso;—rispose.—Coll'impiccio della gonna!
—Permettete, allora; qui non c'è tempo da perdere; vi rapisco senz'altro.—