—Non scriverò niente, allora;—ribatto io, punto sul vivo.
—As you like it;—dice ella di rimando.
—Che significa ciò?
—Come vi piace; è il titolo di una commedia di Shakespeare. Ha già disimparato l'inglese?—
Mi dice queste cose con un tono che mi leva la voglia di proseguire la conversazione. Ho un diavolo per occhio, e sto per assestare una pedata a Buci, che viene a strisciarmi contro una gamba. Debbo calmarmi, tuttavia, perchè le Berti son vicine e mi chiamano. Si rientra indi a poco nell'abitato di Dusiana, e si delibera sull'ora del ritorno. Ma qui il commendator Matteini ha un'idea luminosa, e la sottopone ai lumi della luminosa contessa. Si è stati così bene per la colazione all'Albergo di Roma, che in verità si potrebbe rimanere a pranzo, e in Corsenna non si ritornerebbe che per l'ora dell'arlecchino. Piace l'idea, e si comunica all'albergatore, che la trova degna di noi. E mentre egli si metterà in quattro per servirci, desideroso di farci anche assaggiare le trote del fiume, noi andiamo a visitar la chiesa parrocchiale, l'oratorio e tutte le antichità del luogo, non perdonando nemmeno ad una di quelle croci di Baldassarre, che si vedono piantate lungo la via maestra in tanti paesi campestri, con tutti gli emblemi della Passione, e che prendono il nome dal povero vagabondo, fattosi, un cinquanta o sessanta anni fa, impresario di simili devozioni per le terre d'Italia. Avanzandoci ancora del tempo, si gira Dusiana per tutti i versi; i tre porticati della piazza ci trattengono un'ora buona, mentre le signore entrano qua e là nelle botteghe, spogliando le vetrine di cento cose inutili, rimaste invendute dall'ultima fiera. Finalmente è l'ora del pranzo, e si va a fargli onore, onorati anche noi alle frutta da un concerto musicale, venuto a rallegrarci delle sue "scelte armonie" davanti all'ingresso dell'albergo. Le signore sono piacevolmente commosse da questa delicata attenzione; vogliono far entrare i musicanti, per offrir loro il bicchiere della riconoscenza, e dànno l'incarico a me di fare il complimento. Me la cavo alla meno peggio, conchiudendo in questa forma:
—Sapevamo, o signori, che Dusiana era una nobilissima terra, abitata da un popolo civile, intelligente al sommo, forte per industrie, fiorente per arti gentili. Ma in verità ignoravamo che il suo concerto musicale fosse di tal forza, come noi l'abbiamo potuto sentire poc'anzi. Porteremo, o signori, un'eco fedele delle vostre glorie a Corsenna. Così potessimo sperare che voleste voi portarci il concorso della vostra valentia, nella occasione di una accademia di beneficenza, che stiamo preparando colà.—
Anche la mia idea piace, è accettata dal maestro capobanda, e acclamata da tutti. Da tutti? mi spiego; anche qui mi è mancata l'approvazione di Galatea, o, se pure l'approvazione c'era, non mi è stata manifestata nelle forme convenienti.
—Ma che cosa ne sa Lei, dell'accademia?—mi chiese ella poco dopo, con la sua aria scontrosa.
—So tutto io, signorina; il mio angelo mi dice tutto;—risposi.
—La contessa l'ha informato.