—Io? figurati! Sai bene quel che ti ho detto. E, a parlarti sinceramente, andando tu, mi liberi da un falso obbligo.
—Che cos'è un falso obbligo?
—Il dubbio sciocco di credersi necessario, il timore vanitoso che la tua mancanza sia notata e faccia dispiacere alla gente. Per questo dubbio, e per questo timore, quante volte si va dove non si vorrebbe andare! quante cose si fanno, che non si vorrebbero fare! Da bravo, dunque, vai tu.—
XIV.
Il prologo… e l'epilogo.
18 agosto 18…
Questa mattina il mio dolce Filippo è uscito di casa alle nove; avviato al Roccolo, si capisce, dond'è ritornato sul mezzodì, mentre io finivo di buttar giù il racconto della gran giornata di ieri.
—Tre ore di conferenza! Mi congratulo;—gli dissi.
—No, sai; mezz'ora per andare, con tutto il comodo mio, e mezz'ora per ritornare; son dunque state a mala pena due ore. La contessa avrebbe voluto trattenermi a colazione; ma io mi sono scusato, essendo in balìa del mio ospite ed amico. Per una prima visita ho voluto esser breve; mi rifarò un'altra volta; sempre che,—soggiunse maliziosamente Filippo,—non ti dispiaccia la cosa.
—Ma no, ma no; quante volte l'ho a dire, che non mi dispiace, che anzi mi fa un piacer matto?