—Credo bene che si ricaverebbe più denaro, che non dai biglietti d'ingresso al concerto;—rispose la contessa Adriana.—Per me, ci sto volentieri.—
L'idea, così naturalmente nata da una indiscrezione del commendator Matteini, ottenne tutti i voti, parendo quella di tutti. Concerto vocale e istrumentale, fiera di beneficenza, gara di pistola; perchè non anche un'accademia di scherma? La giunta veniva da sè; ma parve che la cavasse dalle profondità inesplorate della sua mente il divo Terenzio Spazzòli, che, dopo averla proposta, si offerse per mandare a prendere gli arnesi occorrenti.
—Se permette, ci penso io;—disse Filippo;—tanto, non ho niente da fare. Sciabole, guantoni; maschere; ci sarà tutto. Così, negli intermezzi del concerto, si potrà fare qualche assalto. Che cosa ne dice, signor Dal Ciotto? Le garba?
—Sì, molto;—rispose quell'altro, lasciando cader le parole dall'alto, come un uomo annoiato.—Quantunque, preferirei la spada. È arma più elegante.
—Ha ragione; ma non bisogna rinunziare alla varietà, nè all'idea di contentare tutti i gusti. Ci saranno anche i fioretti. Anzi, se mi gradisce, mi offro fin d'ora a Lei per il primo assalto.—
Enrico Dal Ciotto fece un gesto cerimonioso d'assenso.
—Benissimo!—esclamò la contessa Adriana.—Tutti dunque a lavoro. E voi Morelli?
—Un povero poeta, signora…. Che cosa potrebbe far egli?
—Il prologo del concerto, non vi pare! Un prologo in versi; è cosa da poeti, per l'appunto. Vi sentite?
—Ubbidirò; ma chi vorrà recitarlo?