XVI.

Mattina e sera.

28 agosto 18.. (mattina).

Sono rimasto male, molto male, tanto male, che non ho saputo rispondere quello che andava risposto. "Si vedrà", gli ho detto; ed egli se n'è contentato. Si vedrà…. si vedrà…. Vivaddio, non si vedrà niente, me vivo.

Ma che cosa c'è di vero? che cosa c'è di serio, nell'idea del signor Ferri? com'è nata? come ha potuto formarsi in una testa cavalieresca, sì, ma così poco romantica come la sua? Per amar così forte la signorina Wilson, bisogna che speri di esserne riamato. Per nutrire una speranza simile, è necessario che abbia avuto qualche occasione, qualche appiglio favorevole. Ma quale? in che modo l'ha trovato? Oh bella! come si trovano gli appigli, come si trovano le occasioni. Non avrebbe trovato niente, se fosse rimasto a casa sua; meglio ancora, non si sarebbe neanche avveduto della esistenza di una signorina Wilson sotto la cappa del cielo.

Sciocco io, sciocco io, a farlo capitare in Corsenna. Doveva essere un pericolo, quell'uomo, un pericolo da per tutto e per tutti, con quella sua grand'aria di cavaliere antico. Le donne amano i forti. Quello è un corazziere, all'aspetto, con occhi d'aquila e una bocca di fanciulla. E sono i temibili, questi; non si sfugge all'immagine della forza, quando è accoppiata alla bellezza, alla bontà, alla grazia. È in natura. Ah sciocco, sciocco, tre volte sciocco! Non potevo condurla da me, quella stupida impresa? Senza contare che la mia matta fantasia aveva lavorato sopra una falsa supposizione. Erano tre ragazzacci, e niente più; con una certa voglia di parere impertinenti, ma senza il coraggio di giungere agli estremi.

Ed ora, che si fa? Ho passato una notte d'inferno, dormendo male, e sognando che il corazziere la conduceva all'altare, tutta bianca nella sua nube di merletti e di veli, colla corona di fior d'arancio sul capo. Io ero testimonio; naturalmente, nella mia condizione d'amico…. e di sciocco. Bizzarro episodio di quella cerimonia: prima di rispondere il fatale monosillabo, si è voltata a mezzo dalla parte mia, mi ha gittato un'occhiata birichina attraverso il lembo del suo velo, più tenue, più diafano che mai, ed anche colle sue belle labbra vermiglie mi ha fatto boccuccia. Che ardire! e non pensava che potevano vederla? Il prete, a buon conto, ha notato il suo atto, e levando gli occhi si è volto a guardar me, pensando, intravvedendo in un baleno Dio sa quante cose. Ma lei si era già voltata dalla parte buona, e proferiva il suo sì, un sì tanto acuto, che ne tremò tutta la chiesa, ed io mi sono svegliato coi sudori freddi alle tempia.

Mi sento male, questa mattina, e non parlo di alzarmi. Filippo è venuto in camera mia, ed approva la mia risoluzione di stare in riposo.

—È la grande stanchezza di ieri;—dice egli.—Avrai anche la testa pesante; vedo che hai gli occhi un po' rossi. Ti consiglierei di metterti in corpo un'oncia e mezzo di magnesia effervescente. È la mia cura, quando non mi sento bene. Vedrai che ti passa ogni cosa.—

Non mi passerà niente, colla tua magnesia. Ritira piuttosto, rimangiati quel che mi hai detto iersera, assassino; e vedrai che salti faccio sul letto! Ma è stata un'infamia! Innamorarsi della signorina Wilson! di Kathleen! di Galatea! Per tutti i settemila!… Di tutte le disgrazie che mi potevano capitare, questa è la più grossa; è andato proprio a cercarla nel mazzo.