—No, signor padrone; neanche di tre che scappino—

Filippo ride; ma non rido io, invelenito come sono.

—Benissimo;—ripiglio, e veramente poco in tuono colla risposta di Pilade.—Tu ora ci vedi qui, il signor Ferri e me, desiderosi di sbudellarci. Sì, e non c'è che ridire. Ci siamo offesi; nessuno di noi vuol cedere d'un punto; decidano dunque le armi. Tu resterai qui testimone, per poter dire al bisogno che tutto è passato d'amore e d'accordo tra noi.—

Pilade balena un istante, ed ammicca. Il mio discorso non finisce di piacergli.

—D'accordo, sia, non dico di no; ma d'amore…. signor padrone….

—Eh, intendi per discrezione. Voglio dire che siamo rimasti così tra noi due, e che il duello si fa in piena regola.—

Un momento di riposo sarà necessario. La mano trema; le povere dita intormentite portano la, penna fuori di riga. E poi, si avvicina l'ora di andar laggiù…. anzi no, lassù; bisogna proprio dire lassù…. dove gli angeli stanno di casa.

XVIII.

Teste rotte.

16 settembre 18…