Dopo queste ed altre parole di minor conto, il dottor Collini se ne andò, non senza aver salutato la signora Momina, che lo accompagnò fino sul pianerottolo della scala, come si conveniva ad una persona tanto ragguardevole.
—Ve'! ve'!—disse il Bello, mentre infilava la giacca per uscire a sua volta.—È un comodo mestiere, la politica, e ci si guadagna da vivere, senza molta fatica. Chi sa che diamine vada mulinando nel suo cervello, questo medico del malanno? Basta; vengan danari; al resto pensi chi vuole, io no, certo.—
Che brava gente, quella famiglia Garasso! La moglie, con l'aiuto delle carte, diceva la buona ventura e faceva la spia nelle case. Il marito, pel vizio delle carte, vendeva i segreti degli amici. L'asso di quadri, simbolo del danaro, lo avevano ambedue al posto del cuore.
XIV.
Nel quale si comincia a sapere chi fosse e che cosa facesse l'uomo vestito di nero.
Il dottor Collini uscì dal vicolo di Mezza Galera molto contento de' fatti suoi. Dal caso di San Nazaro in poi, era quella la prima volta che il valentuomo si mostrava quasi ilare in volto e si stropicciava le mani.
Quantunque la gente non gli avesse apposto a grave colpa l'essersi malamente diportato in quella sua contesa col Montalto, il Collini non aveva per fermo a lodarsi della figura fatta, e fra le cose che più gli dolessero, c'era questa del non poter più andare dalla Cisneri, e di dover troncare così il suo romanzetto al primo capitolo.
Ma più ancora venne a sapergli male che il suo padrino, l'uomo che si era battuto in sua vece, fosse andato in casa della Cisneri, dove un mazzo di carte e le parole di una cameriera dicevano troppo chiaramente in qual conto egli fosse tenuto. Come aveva potuto andarci, egli che non conosceva punto la contessa? E perchè c'era andato? Il Collini non lo sapeva ancora; ma l'amarezza che ne sentiva in cuore, gli faceva indovinare come i suoi proprii diportamenti fossero la cagione di tutto, e com'egli ne avesse il danno e le beffe.
Povero Collini! Con tutto il suo ingegno e la sua avvedutezza, esser riuscito a fare la parte del bietolone!—Oh! ma se ne avranno a pentire!—pensava egli, stringendo i pugni nel segreto delle sue tasche, mentre la signora Momina gli raccontava la sua gita in casa della Cisneri. E allora gli tornavano in mente le acerbe parole di Lorenzo Salvani nella chiesuola di San Nazaro, e sentiva odiarlo lui più fieramente, più profondamente, che non odiasse il suo vero avversario Aloise di Montalto.
Ma perchè, con tutta questa amarezza, nell'uscire dal vicolo di Mezza Galera, egli si andava stropicciando le mani, a guisa di uomo contento? Or ora lo sapremo, se i lettori vorranno seguirci.