Il padre Bonaventura andava pazzo per l'arte del giardiniere, e l'educazione dei fiori, come di tutte le pianticelle degli orti, era il suo passatempo prediletto.

Orticultura, fioricultura, sollazzi proprii delle anime innocenti! Ma se il padre Bonaventura, che amava tanto i fiori, le lattughe e il prezzemolo, non era un'anima innocente, non era neanche un tristo, nè un furbo volgare; bensì qualche cosa di più grosso, un uomo d'ingegno, nato per comandare a' suoi simili. Un tempo, il suo gran diletto era stato quello di far discepoli. Era gesuita, maestro esercitato nelle più astruse discipline, e i giovani posti nelle sue mani facevano ottima prova; testimone il Collini, che era stato suo discepolo, e si chiariva profondo nell'arte sua, com'era sottile in ogni maniera di accorgimenti.

Non avendo più giovinetti da tirar su nello studio, il padre Bonaventura educava i garofani e le camelie con lo stesso amore, con la stessa perseveranza di assidue cure. A Genova dimorava per antica consuetudine, e sebbene fin dal tempo della cacciata dei Gesuiti egli avesse gittato l'abito, rimaneva in Genova ugualmente utile alla Compagnia, per tutte quelle cose che verremo dicendo, e teneva carteggio pressochè quotidiano col padre generale dell'Ordine.

Uomo di lui più destro ad ogni maniera di lavori non si sarebbe potuto trovare. Egli però continuava ad essere come ministro plenipotenziario in un luogo dove i suoi non erano più ufficialmente rappresentati, e più utile assai di un vescovo nominato __in partibus infidelium__, egli poteva dirsi un agente segreto, ma potentissimo, in una città dove non avrebbe potuto stare, nè giovar molto, con aperta dignità di padre provinciale. Era quello un posto difficile, epperò fatto a bella posta per un uomo di fede provata e di accorgimento sopraffino, come veramente appariva il padre Bonaventura; nè poco era il lavoro, nè lieve la malleveria dell'ufficio.

A Genova, nel tempo di cui parliamo, la libertà aveva largamente fruttificato. Quello spirito d'indipendenza che deriva dall'uso dei traffichi, e dal continuo muoversi d'una popolazione marinara, la lontananza dalla sede del governo, e le stesse ricordanze repubblicane del paese, erano un potentissimo aiuto allo svolgimento dei concetti liberali consacrati dalla rivoluzione del 1847 e dalle riforme legislative che l'avevano accompagnata.

Ma se a Genova c'erano i più gran rompicolli di tutta Italia, se qui era il centro più temuto e più sospettosamente vigilato della rivoluzione, c'erano anche i più ostinati fautori dell'antico ordine di cose, e forse la più operosa officina della reazione.

C'era anzi tutto il volgo ignorante degli uomini avvezzi a millantare le più arrisicate dottrine, in quella che lasciavano le loro famiglie pensare a operare in tutto altrimenti: spregiudicati a parole, liberi pensatori senza sapere che cosa pensare, audacissimi mangiatori di grasso in venerdì e sabato, ma fuori di casa, e destinati a diventare la gente più divota e insieme la più codina della cristianità, nella stagione dei malanni insanabili.

C'erano poi i ricchi patrizi, i quali, la più parte, astiavano il governo piemontese e ricordavano il patrio Consiglietto: e tra essi la gente più strettamente divota al Papa e all'Imperatore nella loro significanza da medio evo; epperò tale, per larghezza di censo ed autorità di nome, da doversi accarezzare e tenere in carreggiata, oggi blandendola cogli onori e la reverenza alla grandezza dei titoli, domani spaventandola col fantasma minaccioso delle plebi irruenti.

C'erano i titolati meno abbienti, anzi poveri addirittura; gente da sostentare in ogni modo migliore, la mercè di Opere pie acconciamente sfruttate, di antichi legati, di pubblici uffizi, e da scrivere intanto nelle file della tenebrosa legione, nella quale avevano a militare per vecchia tradizione e per nuovo debito di gratitudine.

C'erano i ricchi plebei, i villani rifatti da tirare, spinte o sponte, nel girone superiore, per la naturale attrattiva del vivere sfoggiato, per la cupidigia degli onori e di tutti gli altri amminicoli della superbia mondana.