—Qui vi casca l'asino, non è vero? Io invece vi dirò che ha da essere il servo prediletto, quello di cui si fida maggiormente, e quello che gli ruba di più.
—Ma se v'ingannaste?…—disse con esitanza il Collini.
—Oh, non abbiate paura. Tra i servitori c'è sempre quello a cui mette più conto accattarsi la benevolenza del padrone, e qui non si sgarra. Per fortuna anche noi ci abbiamo il nostro tornaconto a invigilare i servitori come i padroni, e messer Battista vedrà com'io so aggiustarlo pel dì delle feste, se per avventura si mette a farmi l'indiano.
—Ah! il Battista!…
—Certo, il Battista; e chi altri volete che sia?
—Avete ragione, padre mio; andiamo dunque; non c'è tempo da perdere. E quel figuro del Mattei, che mi vien sulla mano? Non è un trattar da collega, il suo, e bisognerà che io gli renda pan per focaccia.
—Sì, come vorrete;—rispose il gesuita.—Intanto c'è da parare il colpo di questi signori, e questo, appena io abbia dette due paroline al Battista, sarà compito vostro. Siete un valente medico, e non dovete fallire al vostro buon nome.
—Oh, in quanto a ciò, se voi avete il modo di guastare il tranello di que' signori, abbiatelo per cosa fatta.
—Ed io vi prometto che vi darò tanto in mano da vendicarvi dei vostri nemici; parola di Bonaventura Gallegos. Andiamo dunque.—
E così dicendo, il padre Bonaventura, degno concittadino di Torquemada, come i lettori hanno già indovinato dal suo cognome, andò a lavarsi le mani sotto lo zampillo di acqua che mandava per le nari il delfino della vasca; poi prese il suo cannocchiale e precedette nelle sue stanze il discepolo.