Il Mattei fu ad un pelo di avventarsi al Collini e stampargli le cinque dita sul viso. Ma lui soccorse la prudenza, come Achille la dea Minerva, nel primo canto dell'Iliade. Tuttavia se egli, pensando al luogo dov'era, contenne la mano, non volle per fermo tacersi.

—Signor Collini,—diss'egli,—non mi pigliate per a pari vostro, vi prego; o ch'io sarò costretto a mostrarvi che non tratto soltanto la lancetta.—

Poi, volgendosi da capo al letto dell'infermo, proseguì:

—Non chiedo certamente di essere pagato per l'opera mia. Poichè, come ho già avuto l'onore di dirle, si ha l'aria di scacciarmi da questa casa, desidero si ponga in chiaro che io non ci venni per alcun pensiero di guadagno. Ed ora, signor Vitali, la riverisco e le auguro un sollecito risanamento…. se questi bravi signori glielo vorranno permettere.—

E buttate queste parole come una ceffata sul viso dei due, il dottor
Mattei se ne andò di quel passo con cui era venuto.

Il padre Bonaventura e il Collini erano rimasti mutoli, fortemente turbati per quella sfuriata del Mattei. Anche l'infermo era rimasto di sasso; non sapeva più a chi dovesse credere, e nascondeva il suo turbamento in un assalto di tosse.

—Signor Giovanni, si calmi, per carità!—gli disse finalmente il padre Bonaventura.—Non badi alle parole di quello screanzato.—

Contuttociò, il dialogo rimase freddo. Quella scena aveva tolte le parole a tutti; e poichè ebbero dato da bere al Vitali, il Collini e il Gallegos si accomiatarono da lui, promettendo che sarebbero tornati nella sera.

Uscirono taciturni, come già una volta dalla chiesuola di San Nazzaro. Ma fatte due scale, il padre Bonaventura si fermò, mettendo una mano sul braccio del discepolo, e gli disse:

—Abbiamo vinto a mezzo. Ora bisogna che il vecchio risani a volo.