Per dirvela in prosa volgare, la contessa amava ripigliarsi la sua libertà. Le piaceva andare a teatro; e andando a teatro le piaceva essere veduta, ammirata e corteggiata, come pel passato, anche a patto di vedere le sue farfalle svolazzare qua e là, e cangiar fiore ad ogni intermezzo dello spettacolo.

—E poi, che male c'è, se vanno girelloni da un palchetto all'altro?—pensava tra sè la contessa.—È ragionevole che paghino un tributo a tutte le loro aderenze. A conti fatti, poi, sono come i nostri messaggeri, apportatori di novelle, procaccini di epigrammi e di bei motti, che giovano a tenerci informate. Il loro numero inoltre è una specie di lusso, e si contano i visitatori di una dama, come le sue vesti e le sue acconciature. Bella cosa, un uomo il quale si ferma soltanto in un luogo, come suol fare Lorenzo! Con tutte le belle cose che s'ha a dire tra due, il sacco si vuota pur sempre, e giunge il momento in cui si ha l'aria di marito e moglie!—

Che diremo delle conversazioni e delle feste? Non rispondere ad un invito di quella fatta le sarebbe parso un peccato mortale. Anche il Leopardi, sbandeggiato dal tavolino, era tornato sullo scaffale. L'esilio fu invero raddolcito al poeta da una legatura di pelle con fregi d'oro; ma era pur sempre un esilio. Insomma, la crisalide voleva uscire dal bozzolo che ella stessa s'era fabbricato. La sua prima natura, non che tornare, pigliava il sopravvento.

Povero Lorenzo! Dove diamine era andato a porre il suo cuore! Per altro, intendiamoci; ammesso il carattere della contessa Matilde, anch'egli ci aveva il suo torto. La donna bisogna saperla conoscere, guardare anzitutto di che piede ella zoppichi. Ora Lorenzo non aveva badato al piede, non aveva capito che quella donna era vana, e che per averla fedele non bastava l'essere, ma gli bisognava il parere. Egli non era in mostra, come avrebbe potuto; non aveva cavato alcun profitto dal suo duello col marchese di Montalto; non andava in nessun luogo. Ora la lode e l'attenzione del mondo non s'aspetta di piè fermo; bisogna andarle incontro deliberati. E Lorenzo, che stava rincantucciato al suo posto, era presto dimenticato. Che cosa aveva a farsi la contessa Matilde di lui, il quale si dilettava dell'oscurità, e voleva tirarci anche gli altri?

XIX.

Nel quale si fa la spiegazione del proverbio "chi cerca trova".

Maria non aveva risposto nulla a quel discorso di Lorenzo, rimanendo un tratto impensierita, con le mani in mano, in quella che Lorenzo s'era messo a passeggiare su e giù per la camera, a passi concitati, come era sua consuetudine quando i tristi pensieri gli giravano per la fantasia.

Era quella la prima volta che Lorenzo parlava a Maria di un'altra donna, e le dava in qualche modo contezza di ciò che egli faceva fuori di casa.

Chi era la signora del palchetto, accanto alla quale stava seduto Lorenzo? Che dimestichezza era quella, di cui Lorenzo non le aveva mai fatto parola? E perchè, poi, ricordando quella signora, egli metteva fuori tanta amarezza di accento? Questi erano i pensieri della giovinetta, e il cipiglio di Lorenzo non era certamente fatto per discacciarli.

Che cosa, infine, doveva importarne a lei? Essa non lo sapeva, non si fermava a indagarne le ragioni; ma intanto il racconto del giovane l'aveva ferita nel cuore, destandovi arcani dolori non mai sentiti dapprima. Ahimè! proprio dal dolore ci accorgiamo di vivere.