—Ma come farete voi?—gli disse egli, dopo la stretta di mano.
—Non ve ne date pensiero. Andrò da un amico, il quale non vorrà negarmi il servizio. I denari degli amici sono nostri. Che cosa sarebbe l'amicizia, se non fosse così? Beviamo intanto, e vada in malora la malinconia. A proposito, questo padrone di casa, come si chiama?
—È un certo Ceretti, Ceretti figlio, per dirvi tutto, ma fa le veci del padre, ed è egli che s'incarica di molestare la gente.
—Lasciate dunque fare a me;—disse il Bello.—Se l'amico ha il denaro, come io credo, potremo metterlo subito a segno, questo signor Ceretti, e fargli passar la voglia di amoreggiare colle sue pigionali.
—__Amen__!—rispose tra due bocconi il nostro Michele, a cui le buone promesse dell'altro avevano fatto tornare l'appetito.
Il Bello si fermò un tratto, in atto di bere, ma guardando fiso Michele tra l'arco delle sopracciglia e l'orlo del bicchiere. L'aria di tranquillità e di contentezza che sedeva in volto al servitore di Lorenzo Salvani, dovette rassicurarlo senz'altro, perchè si provò a mettere il dito su d'un tasto più delicato, il quale egli non ardiva toccare, se non quando il suo cembalo, che era Michele, fosse inzuppato di vino.
—E quella povera signorina non sa ancor nulla de' suoi parenti?
—E che volete che sappia? Non vi ho già detto?…
—Sì, m'avete detto che il segreto non si potrà conoscere fino a tanto che la ragazza non vada a marito. Ma questo mi pareva più un consiglio che un comando del colonnello Salvani; e per me, caro Michele, se fossi nei panni del signor Lorenzo, vorrei sapere che cosa c'è nella cassettina d'ebano.
—Oh!—interruppe Michele.—I vecchi hanno raccomandato che non si aprisse, e ci avranno avute le loro buone ragioni. Che cosa importa in fin dei conti che la signorina Maria sappia da chi nasce, se lo stato suo non ha da averne miglioramento? Quando la dovesse andare a marito, non dico di no! Bisogna pure che un uomo sappia con chi si ammoglia….