—Avete ragione;—incalzò il Bello;—ma, tant'è, la non m'entra. Il signor Lorenzo potrebbe, se non per dirlo alla signorina, almeno per suo governo, ficcar gli occhi là dentro, in cambio di tenere quella cassettina chiusa nella scrivania.

—Nel cassettone, nel cassettone!—disse Michele.—E sta bene dov'è. Il signor Lorenzo venera la memoria di suo padre, e non sarà mai per contraffare a' suoi ultimi desiderii. Onora il padre e la madre! dice il primo comandamento del __Catalogo__.—

Il Bello sapeva quello che gli premeva di sapere, che la cassettina d'ebano non era stata aperta, e che era sempre chiusa nel cassettone in camera di Lorenzo Salvani; però fece mostra di convenire nella sentenza di Michele.

—Non voglio contraddirvi. Quello che dite è sacrosanto, e mi pare che il fatto torni a maggior lode del nostro signor Salvani.

—E in che modo?

—In quella cassettina,—soggiunse il Bello,—qualunque cosa ci sia, egli potrebbe pur sempre trovare un principio di fortuna. I segreti valgono tant'oro, e talvolta anche più dell'oro. Ora, se il signor Salvani credesse utile pel bene della sua sorella adottiva di aprire la cassettina, a chi farebbe egli danno? Che male ci sarebbe?

—Nessuno certamente!—disse Michele.

—Orbene, egli intanto non pensa a cavar profitto dal segreto, e si contenta, poveretto, di vivere onoratamente alla sera….

—Ahimè!—interruppe il servitore,—voi non sapete che non guadagna più nulla?

—Io no; ma come la è andata?