—Oh, gli è proprio il destino, che ha fisso il chiodo di tormentarlo. Figuratevi che quindici giorni or sono, anzi, se non piglio errore, pochi giorni dopo che io vi avevo parlato di quel poco guadagno che il signor Lorenzo faceva, il bottegaio, senza dirgli nè can nè gatto, lo ha mandato con Dio.—
Il Bello, mentre Michele parlava, si messe a centellare il fondigliolo del bicchiere, spiando con gli occhi il volto del compagno. Il candore di Michele lo rassicurò.—Che diamine?—pensò egli.—Se il bighellone sospettasse di me, non si lascerebbe più cogliere col vino in corpo, e non aprirebbe più becco.—
Fatto questo discorso tra sè, il Bello depose il bicchiere, dicendo con aria di compassione:
—Oh povero signor Salvani. E adesso fame e sete?…
—Sì, certo, fame e sete! Si sta in piedi per quella santa della signorina Maria! Se vedeste come lavora dì e notte, con quei ditini, per aiutar la casa! Vedete, quando ci penso, non mi dà più l'animo di mangiare nè di bere….
—Ottimo Michele! Ma consolatevi; tutti questi malanni debbono finire. Il signor Lorenzo, sebbene non paia, è nato vestito. Dov'è l'uomo che non ci abbia avute mai le sue burrasche? Il sereno presto o tardi ritorna; fateci assegnamento. E poi, se non vi dispiace, a queste necessità del signor Lorenzo ci ho da pensare un tantino ancor io.
—Davvero? Farete questo?
—E perchè no? Uno per tutti e tutti per uno, a questo mondo. Alla salute del signor Lorenzo e della signorina Maria!—
E così dicendo il Bello versò da bere per Michele e per sè.
—Sono brindisi ai quali non mi vedrete mancar mai;—gridò Michele;—ma prima che io beva quest'altro, che sarà forse il ventesimo….