Poco stante un leggiero mutar di passi e il fruscìo di una gonna lo avvisarono dell'avvicinarsi della signorina Maria. La chiave girò adagino, adagino nella toppa e, apertosi l'uscio, comparve la giovinetta che teneva un dito sulle labbra, per fargli cenno che non parlasse troppo forte.

—Siete voi, Michele?—bisbigliò la fanciulla.

—Oh, signorina!—rispose egli, arrossendo.

—Zitto, zitto, per carità, che Lorenzo non v'abbia a sentire!—

Così dicendo. Maria fece entrare il servitore e richiuse l'uscio con le stesse precauzioni: poi precedette Michele, camminando sulla punta dei piedi, fino all'andito della cucina.

—Orbene, Michele,—disse ella, come furono giunti,—dove siete andato stanotte?

—Oh, signorina!—rispose tutto turbato il nostro Michele.—La mi perdoni…. Anzi no, la mi bastoni, che lo merito. Un amico….

—Vi ha fatto passar la notte fuori,—soggiunse la fanciulla, per compire la frase.

—Oh no, la notte fuori. Ho dormito sul pianerottolo.

—Bravo! E perchè non avete suonato?