—Lo so,—si affrettò a dire quell'altro,—e appunto per ciò il signor Bonaventura mi ha incaricato di dirle queste due paroline all'orecchio.—

E si accostò al biondo Arturo, il quale, incerto com'era, lo lasciò fare. Ma appena quelle paroline gli furono bisbigliate, il Ceretti rizzò il capo, e arrossendo esclamò:

—Ma chi è questo signore? Come sa egli?…

—È un signore che sa molte cose,—rispose l'altro,—e che può aiutarla ne' suoi disegni. Egli dimora in via Nuova, palazzo Torre Vivaldi, ultimo piano, e l'aspetta in casa fino alle otto.

—Sta bene, ci andrò.—

Ciò detto, Arturo si diede da capo a passeggiare. L'altro se ne andò via, dopo avergli fatto un inchino.

—Che cosa vorrà da me questo signore? Il nome mi sa di forestiero. Sarà forse qualche usuraio, il quale avrà delle cambiali del Salvani, e penserà di appiopparmele! Ma in che modo ha egli da sapere i fatti miei? __Vendicarvi del Salvani__! Sono parole magiche, e cascano proprio in taglio. Andiamo dunque, e vedremo di che si tratta.—

Intanto che il biondo Arturo si disponeva ad andare in casa del padre Bonaventura, il messaggero scendeva le scale sollecito. Pareva non vedesse l'ora di esserne fuori.

Ma eccoti, in quella che era per mettere il piede dalla soglia sulla strada, s'imbattè nel nostro Michele, che aveva già alzato il suo dalla strada alla soglia.

—Michele!—esclamò il primo, con aria d'ingrata meraviglia.