—Signor Salvani!—si provò finalmente a dire la buona ragazza.

—Orbene?—disse egli.—Andate pure dalla vostra signora che avrà bisogno di voi. Io rimango ad aspettarla.

—Oh, l'andrà per le lunghe!—soggiunse la cameriera.

—Non importa; ditele che faccia pure il comodo suo. Io ho tempo da aspettarla finchè non abbia finito.

—Ma….—ripigliò Cecchina, che non sapeva più cosa dire.—Ella ha da sapere che la signora, appena vestita, dovrà uscire in compagnia del conte Alerami.

—Ah! il conte Alerami!—esclamò Lorenzo, deponendo giornale e balzando in piedi.—Cecchina, io debbo parlare a Matilde.

—Oh, non vada in collera, signor Salvani!—disse Cecchina, indietreggiando dinanzi al giovine, che le si era avvicinato impetuoso.—La signora non può dispensarsi dall'andare a questa festa, e mi ha raccomandato di avvertirla che domani rimarrà in casa ad aspettarla. Veda che testa! avevo già dimenticato di dirlo.—

Cecchina nel suo turbamento aveva dimenticato le parole della contessa; ma, come i lettori vedono, correggeva la dimenticanza dei primi momenti, ripetendole con quella buona grazia che la contessa non avea posto a proferirle.

—Domani!—esclamò con accento di amarezza Lorenzo.—C'è qualcuno di là. La signora è già vestita per uscire, e il conte Alerami è già venuto. Ecco perchè mi dite di andarmene.

—Oh, signor Salvani! Le giuro che la s'inganna.