—Avete tanta fretta?—disse egli, col medesimo accento malinconico.

—Sì,—rispose la contessa, facendosi deliberatamente incontro al pericoloso argomento di quella conversazione.—A momenti sarà qui il conte Alerami, e non sono anche vestita.—

Lorenzo si pose una mano sotto la giubba, quasi volesse andare a cercare il cuore e soffocarlo nella stretta. Poi, mettendo ogni sua possa a frenarsi, guardò pietosamente la contessa e temprò la voce più dolcemente che gli venisse fatto, per dirle:

—Matilde, mi amate voi sempre?

—Stiamo a vedere che gli è tutto qui quello che avete a dirmi di grave. Perchè questa domanda, di grazia?—

E così dicendo, la contessa, con un moto grazioso delle membra si strinse nel suo accappatoio e si rannicchiò nella poltrona, sorridendo a Lorenzo. Nel cuore, tuttavia, si struggeva dal dispetto.

Lorenzo non vedeva, non indovinava nulla.

—Mi amate voi sempre, Matilde?—ripetè egli incalzando con aria supplichevole.

—Ma sì; lo sapete pure!—rispose la contessa.—Ma perchè, vi ripeto, perchè questa domanda?

—Per avere il diritto….—soggiunse esitando il Salvani,—per avere il diritto….