—Di che cosa!

—Di volgervi una preghiera.

—Udiamola, questa preghiera.

—Matilde! per l'amor di mio, per l'amor vostro, che non avete rinnegato, non è egli vero?… non andate a quella festa!—

La contessa finse di cader dalle nuvole a quella conclusione di Lorenzo, che ella pur si aspettava. Giunse le palme in atto di maraviglia, e dopo avere alzato gli occhi al soffitto, esclamò:

—Ma davvero siete un fanciullo! E perchè?

—Perchè…. Ve ne prego, ve ne supplico, non andate!

—Ma, di grazia,—ripetè spazientita la contessa,—sappiamone prima la ragione. Non è mica una cosa da nulla usare una siffatta scortesia ai Torre Vivaldi; e perchè io mi disponessi ad usarla, bisognerebbe pure ci avessi una ragione…. e che ragione!—

Lorenzo Salvani stava per essere sconfitto dalla logica della contessa. Se la ragione suprema dell'amore non bastava più a persuadere Matilde, tutte le altre erano contro di lui, ed egli non poteva distruggerle.

Però non rispose all'argomentazione della contessa, e con accento di profonda malinconia, si fece a dirle: