Erano questi i discorsi che la gente faceva sulla via.

Il popolo genovese è pieno di questi capi ameni, i quali si dànno pensiero d'ogni cosa, pel solo ed unico gusto di disputare; ciceroni da dozzina e curiosi di ogni risma, i quali sanno tutte le minuzie del passato, frugano tutte quelle del presente e vorrebbero anche indovinar quelle del futuro; la più parte avventori costanti del __caffè della Liguria__, in via Luccoli, o del __caffè di Napoli__ in Soziglia; filosofi peripatetici dei portici del Teatro; speculatori del bel tempo sulle mura delle Grazie; uditori attentissimi alla Corte d'Assise, e alle parlate del Consiglio comunale.

Intanto giungevano le carrozze stemmate, e, mandando un po' indietro la calca dei curiosi, si fermavano dinanzi al portone. Lo staffiere saltava giù da cassetto, apriva lo sportello, e, col cappello gallonato in mano, distendeva i gradini ripiegati dello smontatoio. Il cavaliere scendeva sollecito, e porgeva la mano alla dama, che, tutta ravvolta nella sua mantellina, non lasciava veder altro che l'acconciatura del capo e la noce del piede.

Era già molto pei riguardanti, se il viso era bello, sottile il piedino e ben tornito il fùsolo.

—È la tale!—No, è la tal altra!—E lì commenti, aneddoti, vita e miracoli della signora che passava.

La carrozza della nobile Ottavia Scotti, vedova Belmosti, si fermò a sua volta, e ne scese la vecchia dama, con Matilde Cisneri, il marchese De' Carli e il conte Alerami.

Il lettore ricorderà che nei primi cenni intorno alla bionda contessa, abbiamo parlato d'una sua vecchia amica, la quale, non sapendo staccarsi dal mondo e dalle sue vanità, si appuntellava alla rinomata bellezza di una giovine, per non uscirne del tutto. Era costei la Belmosti, ottima donna in fin dei conti, la quale con la sua nobilissima compagnia dava assai più che non ricevesse da altri. E la Cisneri lo sapeva benissimo, che, la mercè della sua vecchia amica, cugina del marchese Antoniotto dal lato materno, era stata invitata alla festa dai Torre Vivaldi.

Il nostro conte palatino si affrettò, con savio accorgimento, ad offrire il braccio alla nobile Ottavia. Il marchese Tartaglia si dinoccolò per offrire il suo alla Matilde, e tutti e quattro, gloriosi e trionfanti, salirono le scale.

Lorenzo Salvani, nascosto nella folla, ebbe agio di vedere tutta la scena e udire per giunta le chiacchiere degli sfaccendati, che tagliavano i panni addosso a quelle nobili persone.

Colla falda del cappello aggrondata sugli occhi, il colletto del pastrano alzato fino all'orecchio, egli era andato ad appostarsi colà, per vedere anche una volta la bella Matilde. Ultimo guizzo d'una lucerna che si spegne, ultima ubbìa d'un povero amante lasciato in asso!