Era la signora Enrichetta che teneva in onore le cascate, o ricci a lunghe spire, che sbucavano da dietro gli orecchi e pendevano intorno al collo, per dar maggiore risalto alle carni. La chiamavano a Genova la signora dei tulipani, per una ghirlanda di questi fiori che ella s'era posta un giorno nella nerissima capigliatura. Tulipani simbolici! Molti erano gli innamorati che stavano intorno alla bellissima donna; ma neppur uno di que' tulipani era voluto cascare a terra, per farsi raccogliere, come una tacita promessa d'amore.

Tra tante graziose dame, la bionda Cisneri non poteva esser dunque regina, come le aveva pronosticato tra due sbruffi il lezioso marchese De' Carli. Ella poteva forse forse comparire come una stella di seconda grandezza in quel firmamento femminile; e soltanto la sua vedovanza, insieme con una maggiore libertà, le attraeva dintorno una maggior copia di adoratori.

Certo, se Lorenzo Salvani fosse stato in quelle sale, Matilde non gli sarebbe più sembrata la regina delle donne: poichè, senza pur mettere in conto che talune di quelle dame erano più appariscenti di lei, la bellezza raffigurata in tanti volti e persone diverse, adorna di tutte le incantevoli malìe che procaccia la ricchezza (anche Venere derivò la sua maggior possanza dal cinto miracoloso), è tal cosa che innebria come la copia molteplice dei vini.

Egli, verbigrazia, non avrebbe durato fatica a notare che il tipo di Matilde era un nulla al raffronto della Corani o della Usodimare, e che tra le donne a lui note, soltanto Maria, la sua sorella adottiva vestita da gran dama, avrebbe conteso il pomo della bellezza a tutte quante, e perfino alla regina della festa, alla Ginevra dagli occhi verdi.

Ci siam giunti, alla perfine, a questo gran nome!—dirà il lettore, che ha una voglia spasimata di conoscere la regina della festa. E la sua impazienza è ragionevole, dappoichè egli ha inteso che la bella Ginevra ha da essere gran parte di questa storia che gli andiamo narrando, e, come avviene in cosifatte letture, egli vorrà vedere se la gentildonna rassomigli a quel tipo di perfezione ch'egli ha immaginato, e se la ci abbia tutta quella virtù, quell'incognito indistinto di soavi fragranze, che sogliono tramandare le eroine da romanzo.

E noi, i quali l'abbiamo fatta sospirar tanto al cortese lettore, siamo impacciati a dipingerla, temendo forte che la grande aspettazione da noi prodotta non faccia torto ai grami colori della nostra tavolozza e alla imperizia del nostro pennello.

XXV.

La bella Ginevra dagli occhi verdi.

Le danze erano già incominciate e i piedini delle signore scivolavano agilmente su d'un tavolato di legni preziosi vagamente intarsiati, superficie levigata e lucente, che era con molto buon gusto surrogata alla consueta tela giallognola stirata sul tappeto e fermata negli orli al pavimento.

I Torre Vivaldi facevano splendidamente ogni cosa, e tra l'altre belle novità della festa si notava quella della musica, parte composta di suonatori e parte di coristi, i quali alternavano i canti e i suoni, siccome si usa in certe eleganti feste da ballo d'altri paesi. Un __Waltzer__ di Strauss, così suonato a vicenda e cantato, faceva ricorrer la mente alla strofe, all'antistrofe e all'epodo dell'inno greco, producendo effetti mirabili di voluttuosa dolcezza e di gagliardia turbinosa.