Aloise si provò ad interromperla; ma ella indovinò quello che gli stava per dirle.

—Badate!—fu sollecita a soggiungere;—ho detto questo perchè lo penso, e voi non avete a rispondermi con un complimento. Non siete del resto un cattivo giudice?—

Aloise chinò il capo senza dir altro. Che cosa avrebbe egli potuto rispondere? Che la signora Maddalena era brutta e gli era in uggia? Avrebbe detto due grosse bugie, e la Ginevra non l'avrebbe creduto. Poteva dire in quella vece come non gl'importasse punto che fosse bella o brutta; ma non gli venne fatto di raccappezzare una frase meno sgraziata, per dirlo.

Per buona sorte l'orchestra venne a levarlo d'impaccio. Senonchè, levata di mezzo la necessità del parlare, sopraggiungeva quella del ballare a modo; e qui fu davvero un cascar di male in peggio. Aloise, come potete argomentar di leggieri, era turbato, e la terra gli traballava sotto i piedi. Non si stringe impunemente per la prima volta fra le braccia la donna che si ama, e il povero giovine aveva a sperimentarlo in quel punto. E mai ballo fu più contegnoso, più freddo, tra una bella dama e un bel cavaliere che a vederli, parevano fatti l'uno per l'altro.

A dirvela schietta, non c'era unità in quella coppia; Aloise andava spesso fuor di tempo, epperò erano costretti a fermarsi ad ogni tratto. Finalmente la marchesa Ginevra, o fosse stanca di quel martirio, o mossa a pietà delle angustie del suo cavaliere, mise un eloquente sospiro.

—Siete stanca, signora!—le chiese il giovine, rosso in volto e tremante.

—Sì, un poco. Non so…. forse il valzer di poco fa….

—Venite a riposarvi, signora.—

E così dicendo, la condusse a sedere in quel medesimo salotto dov'era andato pur dianzi a cercarla.

XXVIII.