A quelle parole, dette con accento di mestizia, la Ginevra rizzò il capo, guardando fiso il suo malinconico cavaliere. In quelli occhi verdi parve ad Aloise di scorgere un po' di stupore; e infatti, dopo averlo guardato, la marchesa gli chiese di rimando:
—Che vuol dire questa dimanda, signor di Montalto? Sarebbe egli in quella vece un debito per voi? Veramente, dovrebbe pesarvi, che avete ballato già molto.—
Era un rimprovero? Certo le parole ignude potevano averne l'aria, ma il piglio sorridente e l'accento scherzevole della marchesa Ginevra davano a quelle parole il colore di una di quelle frasi di nessun conto, che si mettono fuori tanto per barattar parole. E così dovette intenderla Aloise, sebbene a prima giunta gli fosse sembrato che la bella Ginevra volesse dargli una trafittura.
—Io, marchesa?—rispos'egli, con aria di candore, a guisa d'innocente che stupisca d'essere accusato;—ho fatto un giro di __mazurka__ e una quadriglia; tutto il rimanente del tempo l'ho passato nella galleria, a vedere i vostri magnifici quadri.—
Stando seduto in quella sala, Aloise aveva notato alla sfuggita che c'erano dei quadri; ma, turbato com'era, non aveva nemmanco pensato a guardarli. Era dunque una bugia innocente, e necessaria d'altra parte a colorire la sua lunga fermata. Doveva egli forse raccontare alla marchesa che era stato un'ora laggiù a ruminare i suoi dolori, dopo aver fatto a pezzi un paio di guanti?
—E così,—soggiunse Ginevra,—i morti vi hanno fatto dimenticare i vivi?
—Lo credete voi, signora?
—No, certo! Io non potrei pensare sul serio che voi, cavaliere perfetto, aveste usato una simile scortesia alle belle dame che adornano la mia festa. Che ne dite della Maddalena Torralba? Non vi par ella una delle più belle signore di Genova?
—Signora marchesa, io non so…. Sono un cattivo giudice.
—Come? E chi ha da sentenziare in materia di bellezza, se non un giovine come voi, signor di Montalto? Io non ho tanti dubbi, e penso che la mia amica Maddalena ne superi molte delle più decantate.—