La Ginevra non era tra quelle coppie di danzatori; di guisa che il giovine Montalto apparve più tranquillo, e non perdette la tramontana, come sarebbe certamente avvenuto se la marchesa dagli occhi verdi fosse stata colà. Ma se Ginevra non c'era, il suo nome fu ricordato. La signora Maddalena, che sapeva il segreto di Aloise, ed era una pietosa creatura, gli parlò sempre della bella Vivaldi, narrandogli per filo e per segno, negli intermezzi del ballo, come fossero amiche, e come fossero state in educazione nello stesso convento. Al qual proposito la signora Maddalena non si peritò di raccontare al suo cavaliere com'ella uscite dal convento poco dopo l'entrata di Ginevra; dond'era agevole argomentare una differenza di parecchi anni d'età, e tutta a scapito della gentil narratrice.
Il giovine rimase intento ad ascoltarla, e chiunque li avesse veduti, senza udire una parola dei loro discorsi, avrebbe creduto Aloise di Montalto innamorato cotto della marchesa Maddalena, e in atto di libar la dolcezza delle parole che le uscivano di bocca. «Vedi giudizio uman come spesso erra!» Di ben altra donna il povero innamorato si dava pensiero; e la signora Maddalena, vedendolo così attento, tornava sempre a dirgliene; laonde, tra tutti e due, nel parlar che facevano della bella Vivaldi, furono errate più volte le figure della quadriglia, proprio come sarebbe avvenuto tra due innamorati.
Ottima signora Maddalena! Ella godeva in cuor suo della consolazione che recava altrui, e ad Aloise parve assai breve quella quadriglia che egli s'era fatto così di mala voglia a ballare.
Ma zitti! La quadriglia è finita, e già si è ballato un altro __valzer__, durante il quale Aloise di Montalto andò di bel nuovo a ragionare con sè medesimo nella sala remota. Siamo giunti alla __mazurka__, a quella tal __mazurka__ che il nostro giovine ha da ballare con la marchesa Ginevra, e per la quale ha scritto il suo nome sulle ali della farfalla gemmata.
Ad Aloise tremarono le gambe, allorquando fu per entrare nel salotto dov'era seduta la marchesa Ginevra, centro d'un circolo, o, per dir meglio, fuoco di un elisse, sulla curva del quale si notavano i soliti corpi opachi, come il nobile De' Salvi, il marchese Tartaglia ed altri di quella risma.
—Marchesa,—le disse egli, accostandosi, con quella scioltezza che gli venne fatta maggiore,—rammentate di essermi debitrice d'una __mazurka__?—
La marchesa Ginevra sorrise, ed alzandosi per andargli a fianco, rispose:
—Signor di Montalto, io non dimentico mai i miei debiti.—
La frase parve un po' asciutta ad Aloise, e noi non sapremmo dargli torto.
—Come?—si provò egli a dire, vincendo la natural timidezza;—non è altro che un debito?—