—O come? che vuoi dir tu?

—Che eri stato cercato e pregato. Il marchese Antoniotto che t'invita, e mi raccomanda di farti venire ad ogni costo, perchè t'ha in grandissima stima ed è stato amico stretto di tuo padre, lo dimentichi tu? Sulle prime io non ci avevo badato, a questa novità del tiranno di Quinto; ma poi mi è tornata a mente quando l'ho veduto usarti tante cortesie e farti tanti salamelecchi sull'uscio. Eri nato vestito, Aloise, e non hai saputo agguantar la fortuna.—

Aloise non rispondeva nulla, e si poteva credere che non ascoltasse già più le parole del Pietrasanta.

—Ma vedi,—proseguì,—che sto qui a farti il predicozzo, come se dovesse giovare a qualcosa! Ora è fatta; sei innamorato cotto, e non c'è verso di uscirne. Mio povero Aloise, che farai tu?

—Che fare? Non lo so. Mettendo l'animo ad una cosa, non ho mai badato al bene o al male che me ne potesse derivare, nè pensato quello che avrei fatto il giorno appresso.

Una sola cosa io so, che quella donna ha da sapere che l'amo, anche se debba poi riderne. E poi…. e poi…. c'è sempre un modo onorato di uscire di pena.—

Questa volta era il Pietrasanta che andava a cascar sul divano.

—Aloise, Aloise! Questo non si chiama ragionare; e c'è di peggio, che non approda a nulla.

—Orbene, sentiamo!—proruppe Aloise, piantandosi dinanzi all'amico.—Che cosa faresti tu nel caso mio?

—Io…. farei…. Insomma, non tremerei tanto; parlerei come sapessi meglio…. e farei istessamente un buco nell'acqua. Credimi, Aloise; quella è una stupenda camelia. Donna senza amore, e camelia senza odore.—