—Questo,—rispose Ginevra,—è un complimento più bello, e meritereste che Ginevra prima ed unica, come voi dite, vi desse da baciare la sua regia mano.

—Fatelo, signora; io m'inginocchio.

—No, no, più tardi; quando avrò la corona.—

E con un sorriso, con quel sorriso che i lettori conoscono, la bella
Ginevra si congedò dai due amici, seguita dalla marchesa Maddalena.

Aloise stette a guardarla, mentre ella correva leggiera verso il fondo della galleria, e sospirò profondamente quando l'ebbe veduta sparire dietro una portiera di velluto cremisi gallonato d'oro.

—Animo, Aloise! Non mi fare il bambino, che in questo modo non si rimedia a nulla!

—Hai ragione; andiamo!—

Ora noi non terremo dietro ai due giovani, i quali non hanno più a dire niente di nuovo per noi; e seguiremo le due dame, che hanno abbandonata la festa, avendo sicuramente gran cose da dirsi.

Passarono esse per una fuga di stanze, fino al pensatoio della marchesa Ginevra, dov'era quella tal Danae di Guido Reni, che ha già turbata la fantasia a parecchi dei nostri lettori. Colà giunte, e poste a sedere, Ginevra entrò __ex abrupto__ in materia.

—Suvvia, Maddalena, sentiamo che cos'hai da dirmi.—La Torralba stette un poco sovra pensiero, come se cercasse le parole con cui dar principio alla sua narrazione.