—Ginevra,—diss'ella finalmente,—tu sai pure se ti amo….

—Sì, Maddalena; siamo amiche fin dal monastero, e queste amicizie durano.

—Oh, ti ricordi di quel tempo? Io ero più grandicella di te; ma ti ho subito amata, come se fossimo entrate nel medesimo giorno. E quando ho dovuto partire, come ho pianto!

—Cara Maddalena, abbracciami! Tu sei sempre stata un'angelica creatura. La madre Scolastica (ti rammenti?) che per dir la verità, ci ha un poco guastate con le sue carezze, ti chiamava il suo pan di zucchero; e non avea mica torto.

—Dolci memorie!—esclamò la Torralba.—Ma veniamo al buono.

—Sì, veniamo al buono. Sono curiosa di sapere che cosa tu abbia a dirmi.

—Oh, non correre tanto con la fantasia. Si tratta di una cosa che saprai già da un pezzo.

—Come? che cosa?

—Ginevra,—disse la Torralba, accostandosi all'amica e parlando a mezza voce,—c'è qui un uomo che t'ama.—

A questa improvvisa uscita, la bella Ginevra si scosse, non sapendo ancora se avesse a ridere o a corrucciarsene, guardò trasognata la Torralba.