E la signora Marianna fece per andarsene e richiuder l'uscio, in quella che Bonaventura ripigliava la sua passeggiata.

—Signora Marianna,—diss'egli ad un tratto, come un uomo che si risovvenga di qualche cosa,—e il caffè?

—Domine!—esclamò ella voltandosi, e giungendo le palme in atto di maraviglia.—O non l'ha anche bevuto?

—E come vuole che io l'abbia bevuto, se non l'ha ancora portato?

—Ma sì, ma sì, Padre! Eccolo appunto, là, sulla scrivania. Sono venti minuti che l'ho portato, ma Lei pensava, e m'ha fatto cenno di lasciarlo là e di andarmene.

—È vero, è vero; l'avevo dimenticato. Grazie tante!—rispose in fretta Bonaventura, andando verso la scrivania.

—Ma sarà freddo, ora;—proseguì la signora Marianna.—E Lei che lo ama caldo….

—Non importa, non importa!—ribattè Bonaventura; e fosse per castigarsi della sua smemoratezza o per farla finita colle considerazioni della governante, mandò giù d'un tratto il caffè, rimettendo tra le mani di lei il vassoio e la chicchera.

La signora Marianna non disse altro; ma recandosi in mano il vassoio, notò la zuccheriera che non era stata neanche scoperchiata; segno che padre Bonaventura aveva trangugiato il suo caffè amaro (egli che lo amava inzuccherato per bene) e non se ne era accorto neppure.

—Quest'oggi è molto astratto;—disse ella tra sè.—Il sant'uomo lavora troppo, e non vuol sentirselo a dire. E sì, ch'egli non è più di primo pelo, e non fo per dire, ci ha tre anni più di me.—