Con questi pensieri, la governante dalle cinquanta primavere uscì dallo studio. Bonaventura frattanto avea ricominciato a passeggiare, a stropicciarsi le mani, a raccoglierle dietro le spalle, a guardar l'orologio. Pari al Cerbero dantesco, egli «non avea membro che tenesse fermo».
Una scampanellata si udì finalmente, dieci minuti più tardi, all'uscio di casa, e Bonaventura tese l'orecchio. La signora Marianna era lenta di soverchio nello andare ad aprire. Benedetta donna, sempre a tu per tu coi paternostri! O non aveva tempo la sera, a mettersi in grazia con Domineddio? Quasi quasi andava egli in persona, a far da portinaio! Ma, lode al cielo, la signora Marianna s'era mossa; si udiva il suo passo da sergente invalido nella sala d'entrata. A Dio piacendo, ella giungeva all'uscio; lo schiudeva un tantino per vedere chi fosse di fuori; finalmente, raffidata dalla sua ispezione, faceva uscir la catena dal gancio, e un passo mascolino suonava sul pavimento. Pochi secondi dopo, la signora Marianna apriva l'uscio dello studio, e si tirava da un lato, per lasciar entrare il nuovo venuto.
—Alla perfine!—non potè trattenersi dal dire Bonaventura, quando ebbe visto dinanzi a sè la faccia scialba del Bello.
Era per l'appunto il Bello, che padre Bonaventura aspettava; il Bello, che quel giorno mal rispondeva al suo nomignolo; colla zazzera bionda, ma un po' scarmigliata; le guance rosee come le mele cotogne, ma come cotogne avvizzite. La cascaggine delle membra, gli occhi rossi, cerchiati di giallo e male avvezzi ancora alla luce, dicevano chiaro che il Garasso aveva passata la notte fuori di casa, con grande rammarico della signora Momina. Del resto, sempre vestito colla sua popolesca attillatura; una giacca di panno del colore di fava secca; un fazzoletto di seta rossa sprezzatamente annodato al collo; i calzoni a quadrelli, anticamente del color del latte, ma ingialliti dall'uso; insomma, quell'Adone da quadrivio che i lettori rammentano.
—Signor mio,—disse egli, per rispondere alla esclamazione dell'altro,—sono appena suonate le dieci….
—Sì, sì, sta bene; non dicevo per questo;—ripigliò Bonaventura.—Mi sapeva mill'anni di vedervi a giungere, perchè il tempo stringe. Veniamo a noi; che cosa avete fatto?
—Non tutto; il Guercio non l'ho veduto.
—Dovevate trovarlo ad ogni costo;—rispose asciutto il gesuita.—Garasso, badate; ne va la vostra riputazione….—
Pareva che celiasse, il padre Bonaventura, con quella sua frase. Ma così non parve al Bello, che conosceva con chi avesse da fare, epperò sudava già freddo.
—Perdoni, illustrissimo,—diss'egli,—io non potevo fare il miracolo di…. non potevo essere in dieci luoghi ad un tempo. Vossignoria sa benissimo che iersera dovevo andare nella combriccola…. per pigliar lingua…. e penso che trattandosi d'una faccenda, la quale ha da esser finita domani a sera….