—Sì, sì, domani a sera;—interruppe Bonaventura;—ma intanto, se non m'industriassi io, non ci sarebbe mai nulla di fatto. Siete stato dal Ceretti?
—Illustrissimo, sì. Le sei divise son pronte in casa sua. Mastro Nicola se n'è andato ieri a Molassana; così il suo figliuolo, rimanendo solo in casa, avrà le mani più libere. Del resto, come ho già detto a Vossignoria, il Guercio è contentissimo, e non gli par vero di dover fare quella stupenda figura.
—Lo credo io!—sclamò Bonaventura.—Si piglia anche una bella moneta, per farla. E ditemi, la cassettina d'ebano?
—Sempre a posto, illustrissimo. Iersera ho veduto Michele, che ha trincato con me, e l'ho mandato cotto fradicio a casa.
—Vi rimarrà egli, domani a sera?
—Ah, credo di sì, perchè il Salvani non vorrà lasciar sola, in così grande trambusto, la sua sorella adottiva.
—Bisognerà farlo uscire con qualche pretesto;—notò Bonaventura.
—Sarà difficile, illustrissimo; tanto più che io dovrò essere al mio posto.
—Ah, ah!—disse Bonaventura.—Al vostro posto! voi? E dove sarà il vostro posto, di grazia?
—Sulla piazza della Nunziata. Il quartier generale è laggiù.—