Qui il padre Bonaventura si atteggiò dentro di sè ad uno di que' sorrisi invisibili che erano la sua consolazione, sorrisi dei quali c'è già occorso notarne parecchi nei suoi dialoghi col dottor Collini e col marchese Antoniotto, sorrisi somiglianti alla parentesi dei personaggi da tragedia, che l'interlocutore può indovinare, se è accorto, ma che non ode nè vede.

—Garasso,—diss'egli,—bisognerà che per domani il quartier generale rimanga senza di voi. Uno di meno nel gran numero non farà sconcio, voglio sperare, e non ci si baderà più che tanto.

—Oh, non è per questo;—rispose timidamente il Bello, che ben vedeva come il gesuita lo canzonasse, mostrando di pigliarlo sul serio;—è pel timore di quello che potranno dirmi poi, se non m'avranno veduto in compagnia.

—Ma dunque,—esclamò spazientito Bonaventura, piantando in viso al Bello i suoi occhi grifagni,—avevate proprio fermo in mente di andare a farvi accoppare anche voi? Bravo, Garasso, me ne congratulo colla vostra prodezza. Ma andiamo per la più breve, che in queste ciarle non si guadagna nulla, nemmeno il gusto di trovar chi le creda. Voglio darvi un consiglio da padre. Voi non siete mai stato alla guerra…. Neppur io, ma ve ne parlo d'udita. Fate domani a sera come tanti e tanti usano fare alla guerra. Statevene rannicchiato in qualche buco, fino a tanto che tuona il cannone e fischiano le palle. Poi uscite fuori e vi fate scorgere qua e là nei crocchi, dove ognuno ci ha da raccontare la sua. Qui tenete bordone a chi le sballa più grosse. Egli vi piglierà tosto per testimonio, e farà a sua volta testimonianza onorevole per voi. Una mano lava l'altra e tuttedue lavano il viso.

—Ella ci ha sempre la sua celia per tutti, illustrissimo!—disse il
Bello, ridendo.

—Perchè conosco un tantino gli uomini, Garasso, e conosco voi come tutti gli altri;—rispose Bonaventura.—Ora torniamo al fatto vostro; voi rimarrete domani a sera dal Ceretti, per invigilare il negozio, e al momento opportuno trarrete fuori di casa il Michele, con qualche frottola di vostra fattura. A voi queste alzate d'ingegno non mancano….

—Ha altro da comunicarmi?—chiese il Bello, inchinandosi a quella lode meritata.

—Sì, che troviate il Guercio, per dargli l'appuntamento ed esser sicuro di lui e de' suoi compari. Fino a domani, poi, cercherete di stargli a' fianchi, perchè non vi giri nel manico. Perciò vi consiglio, per questa sera, a lasciare in disparte anche la Violetta.

—O come!—esclamò il Bello, trasognato.—Ella sa?…

—So tutto, io. So che passate troppo di frequente la notte fuori di casa, e alla signora Momina, a quella santa donna—(Bonaventura disse proprio: santa donna)—fate veder lucciole per lanterne: che gli amici vi hanno trattenuto, che avete dovuto adoperarvi per me, eccetera, eccetera; e a me, poi, tocca rappezzare le vostre bugie presso quella megera innamorata. Basta, questa notte vi voglio veder di ritorno, a ragguagliarmi d'ogni cosa. Le due mila lire pei vostri compari le avrete a colpo fatto. E badate a non lasciarvi fuggire di bocca il nome di chicchessia; se no, metto fuoco alle polveri…. m'intendete?