—Oh, la non dubiti!—si affrettò a dire il Bello.—Ci ho troppi debiti con Vossignoria…. E poi, so bene come s'abbiano a maneggiare queste faccende.

—Benissimo, ora andate con Dio, e a rivederci stanotte.—Con queste parole il gesuita accomiatò il suo aiutante, e se ne tornò a passeggiare per la camera, stropicciandosi le mani.

—Ah, la vedremo!—andava mentalmente dicendo.—Domani a sera tenteranno la grande impresa per la liberazione d'Italia…. L'avranno, sì, l'avranno, l'Italia! L'avranno a Genova, a Livorno, a Napoli, e dovunque salterà loro il grillo di muoversi. E dire che se Bonaventura non era, se non li teneva d'occhio uno di questi poveri frati che i messeri del governo, per far cortesia alla plebaglia ubbriaca, hanno cacciato fuori come tanti lebbrosi, domani, sì davvero, sarebbero stati colti all'impensata! Che cime d'uomini! Ma vegliano per essi i lebbrosi, i reietti, e la Dio mercè comandano e comanderanno ancora un bel pezzo, a marcio dispetto dei libertini….—

Il monologo fu interrotto in questo punto da un altro de' sorrisi invisibili di padre Bonaventura. Il sarcastico uomo, non sapendo con chi pigliarsela, scherniva sè stesso.

—Adagio, Biagio! Tu vai mulinando una predica, come se si trattasse ancora di parlare ai fedeli nella chiesa di Sant'Ambrogio, o di tener bordone ai colleghi Curci e Bresciani sulla __Civiltà Cattolica__. Quegli arruffapopoli hanno la loro parte di ragione…. cioè intendiamoci, l'avrebbero, se venissero a capo de' loro disegni. __Post factum lauda__. Ora comandiamo noi ed abbiamo ragione noi; questo è il punto. Branco di pecore matte, che non s'avvedono del lupo! E più matti quei giovani presuntuosi che s'attentano di tenere il campo contro di noi. Il Salvani, il colonnello in erba, l'avrà domani, la sua, e più salata che forse non pensa. Quanto all'altro…. Oh ecco! questi ha da essere proprio il Collini; sono infatti le undici.—

Era una nuova scampanellata (i lettori già l'indovinano), che interrompeva ancora l'allegro monologo del gesuita.

Il dottor Collini, che infatti era egli, entrò nello studio del suo antico maestro.

—Oh, buon giorno; capitate proprio a tempo;—gli disse Bonaventura.

—Mi avevate detto di esser da voi a quest'ora, e sono puntuale;—soggiunse il Collini;—la puntualità è la cortesia dei principi, e dei medici.

—E qui poi, dove non c'è nè un suddito nè un ammalato,—ripigliò il gesuita,—bisognerà darvene lode due volte. Sedete e ragioniamo.