—E l'ho io mai negato?—chiese il giovine, non giungendo ancora ad intendere dove volesse andare il gesuita.

—No,—soggiunse questi,—ma col fatto mostrate di volervi ribellare a quando a quando. E ciò non va bene. Lasciamo stare la gratitudine, santa che non è sul vostro calendario; lasciamo stare anche il vostro tornaconto, che io serberò per le frutte; parliamo da amici, da gente che si conosce, e che ha da stare insieme come pane e cacio. Queste vostre ribellioni mi seccano. Siete fidato ed operoso ma nella vostra fedeltà e nella operosità vostra recate troppi difetti. E i vostri difetti, figliol mio, se durano, leveranno il pregio ai vostri servizi.

—Difetti….—si provò a dire il Collini.

—Sì, e non lievi. È il vostro vecchio maestro che ve lo dice, e che vuol darvi un insegnamento. Sarà l'ultimo. Volete che io vi dica quel che siete? Un cervello piccino. Ecco, voi eravate nulla, e da fanciullo, in collegio, portavate invidia ai più ricchi, ai più svegliati, ai più belli di voi. Una penna dorata, un calamaio, un astuccio di matite, messo in mostra da uno de' vostri fortunati compagni, vi facevano stare in broncio per intiere giornate. Non eravate ricco di biancheria, nè di quei gingilli con cui si adorna la gioventù, ed eravate lì sempre a tirarvi i manichini, a rassettarvi allo specchio. Sono inezie, scusate, ma dalle inezie del fanciullo fanno capolino i vizi dell'uomo fatto. Vi ricordate la scena col Pedralbes? Amore della nettezza, direte voi, e sarà; ma intanto, quando il Pedralbes, vostro vicino allo studio, nella camerata, ebbe a farvi schizzare per caso una macchiolina d'inchiostro sulla vostra camicia di lino, gli metteste rabbioso i pugni sotto il naso, e minacciaste di richiamarvene al rettore, se egli non vi dava in cambio una delle sue belle camicie di tela battista, che guardavate da un pezzo con tanta malinconia di desiderio.

—Ma Padre, queste piccolezze….

—Abbiate pazienza; ora vengo al buono. All'università non vi siete mostrato punto dissimile da quello che eravate in collegio. Eravate assiduo alle lezioni, sempre a capo della prima panca, perchè i professori vi vedessero pigliar note di continuo, far tesoro dei loro insegnamenti. Ed anzi, per non averne a perdere un ette, imparaste anche la stenografia, e notaste ogni cosa, perfino gli spropositi. I vostri compagni vi chiamavano lo sgobbone; ma voi non ve ne davate per inteso, e tiravate innanzi a studiare. Ciò tornava ad elogio vostro, sicuro; non già il ricusar che facevate i vostri quaderni ai compagni, quando all'avvicinarsi degli esami, taluno di essi faceva capo a voi, perchè gli dèste una mano. Ricordate il Cosmelli, che tenuto a bada dalle vostre mezze promesse, non ebbe poi i quaderni, e fu coperto di palle nere all'esame?

—Voi vi ricordate di molte cose,—entrò a dire il Collini, che s'andava contorcendo sotto i colpi del sarcastico aguzzino,—ma io ricordo altresì che allora voi stesso mi deste ragione, perchè il Cosmelli era figlio d'un liberale.

—Non si tratta di me, ma di voi;—disse Bonaventura di rimando.—Proseguiamo intanto. Più tardi venne il tempo di raccogliere ciò che avevate seminato; venne il tempo degli onori, dei guadagni e degli amori. La vostra passione suprema, l'invidia, si manifestò sotto tutte le forme. Volevate esser ricco, per andar di pari passo coi ricchi; del dotto invidiavate i ciondoli, dell'elegante la sciocca attillatura, del giovinotto più in voga le avventure galanti. Credo che se un giorno passando per via aveste veduto far ressa intorno ad un pagliaccio e ammirarne le capriole, avreste invidiato la gloria del pagliaccio. E le donne, come piacevano a voi? Perchè piacevano ad altri. E quali vi piacevano di più? Quelle che notavate più riverite, più decantate dal pubblico. Corteggiavate la Cisneri perchè attorniata di spasimanti; v'impuntaste ad ottener le sue grazie per soddisfare una smisurata vanità, e ci guadagnaste una briga con Aloise di Montalto. Volevate atteggiarvi da cavaliere, da spadaccino, per non parere, anche in questo, da meno dei più celebrati Don Giovanni; e ne avete riportato il danno le beffe. Nè vi basta; c'è ancora il desiderio di mettere il vostro cuore a' piedi della Torre Vivaldi. Crescono gli anni, la superbia del pari. Che diamine? la più ragguardevole dama, la più bella di Genova; e non ci saremmo un tantino anche noi, inginocchiati sul tappeto? C'è Aloise di Montalto, e noi no? Egli cercato, desiderato, voluto in casa dal marito, e noi no? Egli entrarci di primo acchito, laddove noi da due anni andiamo inutilmente implorando l'onore….

—E voi, padre, da due anni me lo contendete!—interruppe sdegnoso il
Collini.

—Io non vi ho conteso nulla,—rispose Bonaventura, con la sua pacatezza crudele.—In queste cose io non c'entro. Il marchese Antoniotto non può chiamarvi presso di sè come medico, dacchè ci ha il suo, del quale non ha ragione a lagnarsi. Come amico, non vi conosce: non siete della sua sfera, e non può nè deve sapere che voi desideriate tanto di entrare in casa sua. Aloise di Montalto è in quella vece un gentiluomo….