—Sì, non lo nego, gli ho posto amore;—rispose Bonaventura, facendo ballar tra le dita la stecca che aveva tolta dallo scrittoio; segno che incominciava a perder la pazienza.
—E perchè, in tal caso…. Scusate, padre, se vi parlo alla libera….
—Sì, dite, dite; c'è sempre qualcosa da imparare, a sentirvi.—
Il Collini fece una smorfia; ma proseguì:
—Perchè, in tal caso, non gliele date voi ad imprestito, le trentamila lire?
—Io non le ho.
—Potete fargliele imprestare dal suo nonno, che ha tanti conti da saldare!—incalzò il Collini.
—Ragazzo!
—Ragazzo! Me lo avete già detto troppe volte.
—Perchè siete tale, e non volete mutarvi mai. Uomini nati ieri, che v'impancate coi vecchi, e non sapete ancora l'abbiccì della vita! Sentite, Collini; siete stato mio scolaro, e non avete fatto mala prova. La gente vi ha stima, come medico, lo concedo. Ma voi dovreste pur ricordare che tutto ciò che siete ora, non è merito del vostro ingegno, sibbene di chi ha preso a proteggervi.