—Accompagnandomi, s'intende!—soggiunse prontamente il briccone.—Ah! il micio mette fuori le unghie? Bravo! questa è l'amicizia? alla larga! Ma voi dovreste sapere, Garasso, che io vi conosco, e a me non l'appioppate di certo. E conoscendovi, ho fatto tra me questo discorso: egli mi offre, per conto d'altri, una lasagna bianca, mille lire. Quant'altre ne sgraffia? Altrettante. Vedete che sono modesto nei calcoli, e forse, chi sa? vi faccio anche onore a credervi meno ladro di quello che sarete. Io sono un galantuomo; potrei sincerarmi del fatto, che forse avrete già il metallo in saccoccia; ma non lo voglio.—
In questo dire il Guercio fece balenare la lama di un coltellaccio che aveva cavato fuori pian piano.
—V'ingannereste, Guercio,—rispose il Bello, balzando rapidamente un passo indietro,—io non ho in tasca altro metallo che questo…. a doppio scatto.—
E trasse fuori, appuntandone le sei canne giranti di acciaio al petto del Guercio, una di quelle rivoltine inglesi che paiono fatte per capire nel pugno.
Il Guercio non si mosse, ne altrimenti mostrò di esser turbato, o maravigliato, da quella novità. Sorrise, in cambio, e disse placidamente al Garasso:
—Ah, ah! la carezzavate tanto, venendo quassù, che finalmente non avete potuto tenervi dal mostrarla agli amici! È belloccia, in fede mia, ma troppo chiassosa. Credete a me; voi non siete altro che un principiante. Arma bianca, arma buona; non fa strepito, ma buco.
—Sarà,—notò il Bello, senza riporre l'arnese,—ma confessate che questa fa buon servizio, quando s'è disposti a risicare ogni cosa.
—Perchè risicare?—proseguì l'altro.—Io, per esempio, senza risicar nulla, con un po' di nero sul bianco, vi mando il negozio in malora.
—Che cosa intendete di dire?
—Intendami chi può, che m'intend'io.