—Benone!—interruppe un altro.—Tu parli come il mio avvocato, che, se gli davano retta i signori del berrettone, non andavo a passar tre anni nel collegio di Oneglia. Ma già, quei signori non badano mai a quello che dice un galantuomo, e legano sempre l'asino dove vuole il Fisco.
—O non lo sai, imbecille, che lupo non mangia lupo? Ma basta! tornando al discorso che non avevo ancora incominciato, domani a sera si fa il colpo.
—Impossibile!—gridò l'Architetto, o, per dir meglio, quel che i compagni chiamavano con quel nome.—In quella maledetta buca non ci si può lavorare più di due per volta, i vorranno almeno sei giorni….
—E chi ti parla della buca?—ripigliò il Guercio.—Parlo dell'altro colpo, di quello che v'ho detto una settimana fa, pel quale, da ladri che sembriamo, diventeremo carabinieri.
—Ah sì, ottimamente!—esclamò uno dei cinque.—E in cambio di lasciarci ammanettare, ammanetteremo.
—No, Bellavista, non ci saranno manette da mettere.
—E che diamine ci sarà dunque da fare?—dimandò il Bellavista.—Io non so che facciano altro, quei del pennacchio.
—Perchè tu li conosci soltanto da quello che hanno fatto a te;—rispose il Guercio tra le risa della brigata;—ma essi, te lo so dir io, fanno altro ed altro, che ti bisognerà imparare, prima di metterti all'opera.
—Sentiamo dunque!—disse il Bellavista.
—Incomincio. Domani a sera, verso le nove, si va (alla spicciolata, s'intende) in casa Ceretti, qui presso a via Luccoli. Il Ceretti tu devi conoscerlo, tu Architetto, che sei stato muratore.