—Io nulla, signorina, proprio nulla.
—Nulla! di che?
—Ma…. di quello che vorrà dir Lei;—ripigliò impacciato Michele.
—Guardatemi bene in viso, se potete!—soggiunse Maria.—Troppo presto vi siete provato a negare. Stamane c'è qualcosa.
—Stamane? Oh no! che vuole Ella ci abbia ad essere stamane? Di mattina fa un bel dormire per molti, e chi dorme non piglia pesci.
—Suvvia, Michele, non istate a celiare sulle parole. Oggi c'è qualcosa di grave, e Lorenzo ci ha mano. Non mi dite di no; io so tutto.
—O come?—esclamò il servitore, spalancando gli occhi le braccia.—Egli le ha detto?…
—Ah! ci siete caduto?
—Come una bestia!—aggiunse mentalmente Michele.—Maledetta lingua! Ma veda, signorina, io non so niente…. cioè…. qualcosa ci ha da essere, ma ragazzate, cose da nulla; il signor Lorenzo c'entra come c'entro io, che non c'entro affatto; gliene hanno parlato, ed egli ne ha parlato con me…. Ma già, poi, non ne faranno niente….—
E voleva tirare innanzi su questa solfa; ma la signorina era diventata pallida, si sentiva venir meno, e cadeva su d'una scranna, in quella che colla mano tesa gli accennava di smettere quelle sue invenzioni. Qui il povero servitore perde veramente la bussola.