—Non avete detto che è tempo di finirla?

—Ah sì, certo, gli è tempo. Se comandassi io…

—Da bravo, Michele! Sempre colla politica?

—Che vuole, signorina? Il dente batte…. cioè, la lingua duole…. insomma, dico che se comandassi io, la finirei senza tanti discorsi…. Ma già, un giorno o l'altro, l'ha da venire, la resa dei conti; e certi stancapopoli…. Ma basta, acqua in bocca; se no, esco fuori dei gangheri.—

Questi discorsi non erano fatti, come i lettori argomentano, per raffidare Maria; Maria che aveva notato la crescente tristezza di Lorenzo; Maria che lo vedeva taciturno, chiuso in sè stesso, non d'altro sollecito che di sviare il discorso quando ella si faceva a chiedergli la cagione di quel suo umore malinconico; Maria infine che talvolta pregava Michele a volerla aiutare per vincere quella ritrosia di Lorenzo, e non otteneva altro da lui che diplomatici stringimenti di labbra.

Però, argomentate come fosse grande il turbamento della giovinetta, nella mattina del 29 giugno, allorquando Lorenzo fu uscito ed ella passando rasente l'uscio della camera di lui, sentì odore di bruciaticcio, ed entrata prontamente, vide ogni cosa sossopra, minuzzoli di carta ammonticchiati nel cestino, rimasugli di lettere arse in un angolo, le cassette del canterano mezzo aperte e quasi vuote, le poche carte rimaste incolumi accuratamente raccolte e legate, tutti i segni, infine, d'un lungo e paziente riordinamento, che, per la sua novità, non le presagiva nulla di buono.

Il cuore della poverina batteva, batteva forte, come se fosse ad ogni tratto per rompersi. Ella non giungeva a intendere le ragioni di quella lunga e molesta fatica; ma indovinava che una assai grave necessità l'avesse consigliata a Lorenzo.

Credete nei presentimenti? Noi sì, e abbiamo dalla nostra intelletti fortissimi; tanto è vero che al mondo c'è di molte cose oscure tuttavia, e non sempre la nuda ragione è norma ragionevole all'animale che pensa. Ora la povera Maria, alla vista di tutti quegli apprestamenti malinconici, sentì una stretta al cuore, che le diceva esser quel giorno uno dei più gravi, forse il più grave, il più triste, di tutta la sua vita!

Corse difilata da Michele; il quale, come la vide giungere con quel piglio risoluto, fece atto di non aver occhi se non per le sue faccende.

—Non mentite, Michele;—disse ella, guardandolo in faccia e costringendolo a guardarla del pari,—voi sapete qualcosa.