Qual era l'argomento delle sue meditazioni? Ecco qua: la contessa Matilde pensava che era prossimo il tocco, e che, seguendo la consuetudine delle visite, l'ignoto ed affettato Lorenzo Salvani, non avrebbe tardato molto a giungere.

E infatti, il tocco era passato di poco, che un giovanotto chiuso in una specie di cappa che portava allora il nome di lord Raglan, commetteva i suoi stivalini inverniciati su per la salita della palazzina Cisneri. Giunto lassù, detto il suo nome, e gettato il __raglan__ sulle braccia del domestico, salì nell'anticamera che il lettore conosce. Lo stesso domestico, passatogli innanzi, e alzata la portiera del salotto, annunziò alla contessa la venuta del signor Lorenzo Salvani.

—Fatelo entrare!—disse ella con una voce che noi non chiameremo argentina, a cagione dell'abuso che si è fatto ormai di simili aggettivi.

A Lorenzo il cuore «balzava in petto» davvero, e non già per far servizio alla rima come nei melodrammi, Il giovinotto era intrepido, anzi audace ai pericoli, ma pur sempre timido come un adolescente, al cospetto di una donna, e più d'una donna veduta per la prima volta. Ma bisognava farsi innanzi, ed egli entrò nel salotto, a fronte alta, per isforzo di volontà, impacciato nondimeno e confuso. Il verde di quel salotto gli aveva ferito lo sguardo; il viso di quella bionda creatura seduta lo aveva abbagliato.

La contessa era rimasta nella sua prima postura fino al comparire di Lorenzo sulla soglia; ma, vedutolo appena, con sapiente magistero aveva sollevata la testa e sporgeva la mano come per accennargli la via che egli aveva a tenere per giungere a lei.

Il salotto di una bella signora che non si è mai veduta, a cui non si è mai parlato, è infatti come una lunga strada, anzi come una distesa di mare, su cui c'è grande bisogno della bussola: ed anche allorquando si vede il porto, bisogna studiare il modo di giungervi, senza dar nelle secche.

—Signore,—disse la contessa al giovine, come fu giunto vicino a lei,—ho ardito chiamarvi da me come si usa con un vecchio amico. È però giusto che, come ad un vecchio amico, vi stringa la mano, mentre vi ringrazio della vostra sollecitudine.—

Che cosa rispose Lorenzo Salvani a quelle cortesie, a quella stretta di mano e a quel lungo sorriso che accompagnava gli atti e le parole? Qualche cosa egli balbettò di certo; ma nè ella l'intese, nè egli avrebbe saputo ripetere. Questo avviene pur sempre nei primi incontri, ed ognuno dei nostri lettori lo saprà per sua particolare esperienza.

Comunque sia, non è qui il caso di stare a cercare che cosa avesse detto. Egli strinse, o piuttosto si lasciò stringere la mano dalla contessa, arrossì un pochino e prese il posto che la signora gli offriva su d'una sedia a bracciuoli, accanto al sofà. Quell'atmosfera (se la donna è un corpo celeste, perchè non avrebb'ella pure la sua atmosfera?) quell'atmosfera, pregna di tutti i profumi della bellezza, lo aveva inebbriato.

Ahimè, povero uomo! Egli è sempre così che tu cominci i tuoi romanzi, senza sapere dove ti condurrà la catastrofe!